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DOMODOSSOLA- 01-03-2019- Anche la Cgil delle province di Novara e Vco interviene sulla questione del nome dato alal scuoal media di Domdossola, ora dedicata alla partigiana Gisella Floreanini dopo che per anni è stata chiamata Giovanni XXIII, una scelta criticata fortemente dal sindaco di Beura Davide Carigi: "La Cgil esprime sconcerto e forte preoccupazione per il ripetersi di fatti che testimoniano la caduta di un clima di condivisione sociale per favorire invece una disgregazione culturale di un tessuto già fragile e provato da difficoltà, impoverimento e disuguaglianze. Pochi giorni fa l’episodio avvenuto a Foligno di cui dovranno essere chiariti i termini ma che si presenta con le vesti del peggiore razzismo che si possa immaginare se consumato soprattutto su dei bambini. Nello stesso modo, qualche mese fa, abbiamo dovuto assistere a discriminazioni fra alunni di scuola elementare nella distribuzione dei pasti, sulla base del fatto che le famiglie di alcuni alunni extracomunitari erano in difficoltà nel presentare la documentazione richiesta sulla presenza di eventuali proprietà nei paesi di origine. E ora la presa di posizione del sindaco di Beura contro l’intitolazione della scuola media unificata di Domodossola a Gisella Floreanini, medaglia d’oro della Resistenza. Gisella Floreanini è stata una protagonista della giunta provvisoria di governo della cosiddetta Repubblica dell’Ossola, dove personalità di alto profilo politico e civile hanno collaborato pur nella diversità delle loro posizioni religiose e partitiche. La contrapposizione di valori civili e religiosi operata dal sindaco di Beura sembra finalizzata a scatenare una tifoseria che invece nel mondo della scuola non ha mai trovato terreno fertile. La scuola infatti non è un semplice servizio, ma una funzione primaria finalizzata a garantire uguaglianza, pari dignità e diritti a tutti i cittadini e che non fa distinzione di reddito, di identità culturale e religiosa, e in tal modo si è sempre connotata. Sono i valori della Costituzione che stanno alla base dei programmi di insegnamento e che devono orientare l’attività educativa, e tutto questo non può essere definito “un confuso modello esistenziale”, né la laicità “che puzza di zolfo”. Solo un modello educativo che si distaccasse da questi principi potrebbe essere impugnato validamente, per quel che riguarda invece l’impostazione religiosa ogni famiglia può accedere all’insegnamento della religione cattolica nelle ore a ciò dedicate. Naturalmente vale solamente per l’insegnamento della religione cattolica, sicuramente in gran parte maggioritario, ma non esaustivo delle necessità di tutti, e questa non può che essere identificata come una forma accettata di discriminazione. Purtroppo viviamo una fase politica in cui prevalgono le spinte alle divaricazioni, in cui spesso si individua un capro espiatorio che ha il compito di assorbire il mix di disagio e insicurezza che caratterizza la nostra società. Nello stesso modo viene avanti un disegno politico di disgregazione dell’unità e della coesione sociale del Paese e spesso le interpretazione di queste spinte assumono anche il carattere ideologico e, questo si, un po’ volgare della presa di posizione qui in discussione contro una scelta ampiamente condivisa da istituzioni e insegnanti, come ampiamente illustrato nelle motivazioni che hanno portato a questa scelta. La Cgil continuerà dunque a difendere l’unità della Repubblica e dei suoi principi costituzionali e invita tutti a lavorare per la coesione sociale che si costruisce soltanto con la partecipazione e il contributo di tutti al bene comune, nel dialogo, nel riconoscimento e nel rispetto delle reciproche differenze e posizioni".

 

 

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