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KernkraftwerkMühleberg

CANTON VALLESE - 23-11-2021 - E se ci ritrovassimo con una centrale nucleare al confine? In Vallese o magari in Ticino? L'ipotesi è lontana ma non remotissima, tanto più che nella vicina Confederazione il dibattito sul nucleare è più che mai aperto. A farlo riemergere è stato l'Udc, partito della destra populista, che in un documento sulla politica energetica presentato lunedì ribadisce che la Svizzera deve rendersi autosufficiente nell'approvvigionamento energetico, prolungando la durata di vita delle centrali nucleari operative e costruendone di nuove di ultima generazione.
Al momento la Confederazione non ha problemi di rifornimento, ma nel futuro prossimo lo scenario potrebbe cambiare. Nei mesi scorsi a lanciare l'allarme è stato proprio il governo centrale basandosi su un rapporto che mette in luce come la Svizzera dal 2025 potrebbe patire una penuria di elettricità a causa di disaccordi con l'Unione Europea. Non a caso il 26 maggio 2021 il Consiglio Federale ha annunciato la sua decisione di non firmare l'accordo quadro sull'energia elettrica con l'Ue. Nelle settimane successive in considerazione del fatto che il Paese, soprattutto nei periodi invernali, importa considerevoli quantità di energia dalla rete europea, la Confederazione ha prudenzialmente inviato opuscoli informativi a circa 30.000 aziende con le indicazioni su come prepararsi a un'eventuale scarsità di energia.
E' così che anche l'ipotesi nucleare è inevitabilmente scesa in campo, nonostante nel 2017, sull'onda emotiva del disastro nucleare di Fukushima, la popolazione abbia deciso alle urne di abbandonare l'energia nucleare. Berna aveva stabilito inoltre che la sua quota, circa il 33%, dovesse essere sostituita da fonti rinnovabili. Il problema è che che attualmente, a parte l'idroelettrico che comunque ha raggiunto i limiti di capacità, le rinnovabili - pur in crescita - non sono in grado di supplire.
E' su questo punto che si basa la contestazione dell'Udc che nel riproporre la scena atomica afferma che nel referendum del 2017 "il popolo svizzero si è espresso sì democraticamente ma su informazioni incomplete e fuorvianti. Doris Leuthard, allora alla guida del DATEC (Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni), aveva assicurato che non ci sarebbe stato alcun problema di approvvigionamento se avessimo rinunciato all'energia nucleare". E invece problemi potrebbero essercene.
La Svizzera ha attualmente quattro centrali nucleari che al momento della dismissione, stando alla norma attuale, non saranno sostituite: Beznau 1 e 2 (Argovia), Gösgen (Soletta) e Leibstadt (Argovia), entrate in funzione tra il 1969 e il 1984. Alla fine del 2019, al compimento dei 50 anni,  è stata chiusa la centrale di Mühleberg (Berna). Sono inoltre in funzionamento tre reattori di ricerca: all’Istituto Paul Scherrer di Würenlingen, al Politecnico federale di Losanna e all’Università di Basilea. Insomma, gli impianti elvetici sono abbastanza lontani dai nostri confini, ma abbastanza vicini da rappresentare una preoccupazione nel caso delle ipotesi più malaugurate. E per il futuro dovremmo inquietarci? Al momento la scelta nucleare resta solo sul tavolo del dibattito politico dove peraltro non manca chi definisce "assurda" l'ipotesi. E' il caso della consigliera nazionale Delphine Klopfenstein Broggini dei "verdi" che nei mesi passati rimarcava come la costruzione di una nuova centrale non darebbe alcun contributo alla svolta energetica poiché occorrerebbero anni prima che un nuovo impianto sia in grado di produrre elettricità. Meno care e più celeri sarebbero invece le alternative all'atomo.
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