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PESTARENA – Ecco la “Pesta”, il mulino a pestelli ricostruito a Pestarena

dall'associazione “Figli della Miniera”, che sarà inaugurato domenica prossima, 21 giugno, quando si terrà l'annuale festa patronale di San Giovanni. L'organizzazione è curata dall'Associazione “Figli della Miniera” presieduta da Ida Bettoni. Ed è lei ad illustrare il programma: “Come sempre la giornata sarà suddivisa fra parte religiosa con alle ore 10.30 la Santa Messa solenne seguita dalla Processione devozionale per le vie del paese. A conclusione, in piazza René Bruck, si svolgerà il tradizionale incanto delle offerte. Quest'anno – prosegue Ida Bettoni – ci sarà la presentazione ed inaugurazione della “Pesta” ossia del mulino a pestelli realizzato grazie all'impegno e all'ingegno di alcuni “Figli della Miniera”. La “Pesta” rappresenta il simbolo di ingegnosità e laboriosità dei minatori”. Alle ore 13 tutti a tavola con l'associazione “Figli della Miniera”. Seguirà pomeriggio in allegria fra chiacchiere e ricordi. Saranno presentate una serie di fotografie storiche di cui molte inedite. I mulini a pestelli (“peste”) sono uno dei più antichi attrezzi meccanici utilizzati per macinare il minerale ed estrarne i metalli contenuti. Questi congegni, mossi generalmente da forza idraulica, vennero introdotti per aumentare la capacità di ridurre in piccoli frammenti minerali abrasivi e di incrementare la quantità di minerale trattabile. Le “peste” ebbero largo impiego in tutto il mondo fino al tardo Ottocento, quando vennero superate e sostituite da frantoi più efficienti. Esse hanno rappresentato uno strumento semplice ma efficace in grado di macinare a secco o con acqua, il minerale. Nella “pesta” gli stantufi di triturazione sono in legno, rivestiti in ferro e vengono sollevati da un albero azionato da una ruota idraulica palettata e poi lasciati cadere sul minerale da frantumare. A Pestarena, la “pesta” fu installata sul torrente Anza nelle vicinanze dell’imbocco della galleria Acquavite. Molto probabilmente fu costruita dalla società inglese Pestarena United Gold Mining Company Ltd nella seconda metà dell’Ottocento. La società inglese, per il trattamento dei solfuri auriferi della Valle Anzasca e della Val Toppa (pirite e arsenopirite in massima parte), impiantò anche dei mulini a pestelli, per valutarne l’efficienza nella macinazione rispetto ai mulini convenzionali di grande diametro nei quali si procedeva poi all’amalgamazione (molini Francfort). L'attuale “pesta” è una riproduzione fedele di quella che c'era un tempo a Pestarena e costituisce una peculiarità museale al pari di quella visibile in Sudtirolo a Monteneve. Dire che il nome del paese derivi da pesta (pestare) è un'equazione semplice e parrebbe automatica, ma invece il nome Pestarena nulla ha a che vedere con la pesta. Infatti, don Luigi Rossi nel suo libro “Valle Anzasca e Monte Rosa” scrive: “Pestarena è il paese dell'oro: secondo alcuni deriverebbe da “pestare l'arena”, cioè dal frantumare il materiale aurifero in piccoli molini. Ma quando si ricordi che nel trattato di pace del 1291 si chiamava “Peza Saltaneria... a dicta Peza in intus...”. Nell'acquisto dei diritti di transito sul porto fluviale di Prata “Petia saltarena” e nella revoca della Fiera nel 1540, “Pezasterena”, si vede che il verbo pestare non c'entra...

 

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