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autovelox

DRUOGNO- 31-12-20176- Il giudice Carlo Crapanzano

ha emanato una sentenza destinata a far discutere in cui accoglie il ricorso di un ossolano che aveva preso una multa a Druogno per essere passato davanti all'autovelox ad una velocità di 64 Km/h. Il verbale emesso dalla Polizia locale dell'Unione Montana Valli dell'Ossola è stato annullato per la mancata visibilità dell'agente a presidio. Ecco la sentenza:

 

Il ricorrente avrebbe tenuto una velocità di 64 Km/h a fronte del limite di 50 Km/h. L'accertamento è avvenuto con apparecchiatura fissa (c.d. box arancioni) Autovelox 104/C-2 nel Comune di Druogno.

L'accertamento sarebbe avvenuto sotto il presidio di agenti della Polizia municipale (non visibili) e solo dopo accertamento del rullino fotografico acquisito dal Comando della Polizia municipale con l'individuazione del trasgressore.

Orbene, la questione è particolarmente rilevante e deve essere esaminata in stretta osservanza della normativa vigente.

E' assolutamente pacifico che a norma dell'art. 201 cds la contestazione immediata della violazione non è necessaria quando si tratti di accertamento del superamento del limite di velocità (anche se devono sussistere determinate condizioni). Ciò, nelle intenzioni del legislatore, è dovuto al semplice motivo che nelle strade extraurbane (ad esempio nelle autostrade) vi è l'oggettiva impossibilità per l'accertatore di fermare il veicolo per la contestazione (basti pensare che il limite di velocità in autostrada è di 130 Km/h e la presunta violazione per il superamento ovviamente implica una velocità superiore che rende difficile la contestazione immediata).

Qualche oggettiva perplessità suscita invece l'applicazione del principio della mancata contestazione immediata per il superamento del limite di velocità in ambiente urbano. Basti pensare che nel caso de quo il ricorrente avrebbe tenuto una velocità di 64 Km/h con conseguente dubbio sulla "difficoltà" degli agenti accertatori nel contestare immediatamente la violazione.

La Direttiva "Minniti" (dal nome del ministro dell'Interno) del 21.07.2017, prot. 300/A/5620/17/144/5/20/3 (pag. 23) è molto chiara nel considerare tassative le ipotesi nelle quali non è possibile effettuare la contestazione immediata: elevato livello di incidentalità su quel tratto di strada (il criterio temporale riguarda i cinque anni precedenti); documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico (presenza di più corsie per ciascun senso di marcia; suddivisione della strada in carreggiate separate tanto da rendere difficoltoso fermare i veicoli; andamento della strada che limita la visibilità; condizioni particolari di scarsa visibilità).

Lungi dallo scrivente effettuare valutazioni sull'organizzazione del servizio di accertamento da parte della resistente, ciò non toglie che, dal punto di vista dell'utente della strada, appare difficile comprendere come il presidio degli agenti non possa essere visibile, anche alla luce delle successive osservazioni.

La colonnina "arancione" posta spesso in aree urbane, fu inizialmente concepita come dissuasore del limite di velocità. Proprio per questa finalità, e visto che all'interno della colonnina non era presente alcun apparecchio che rilevava la velocità, a seguito di cospicuo contenzioso che ha interessato molteplici uffici giudiziari nazionali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con provvedimento del 19.03.2014 precisò in modo inequivocabile che la funzione di "dissuasore" delle colonnine era e rimaneva tale e non poteva essere oggetto di accertamento.

Successivamente, la colonnina arancione cominciò a essere utilizzata come rilevatore effettivo della velocità ma, elemento di fondamentale importanza, proprio per specificare che la sua funzione non fosse esclusivamente dissuasiva, fu disposto che la colonnina fosse presidiata almeno da un agente di Polizia.

Dunque, la colonnina arancione presidiata da un agente raggiunge sia la finalità dissuasiva, sia la finalità del legittimo accertamento nel caso fosse superato il limite di velocità.

E' altrettanto vero che parte della giurisprudenza di merito, assolutamente minoritaria, ritiene che il cosiddetto "presidio" degli agenti, nel caso di strumentazione atta a rilevare la velocità, non necessariamente deve essere visibile, ma ciò inevitabilmente è applicabile a quegli strumenti usati normalmente in strade extraurbane, risultando difficile comprenderne l'applicazione in aree urbane.

Non deve negarsi che, proprio per la iniziale funzione dissuasiva delle colonnine arancioni, la mancanza fisica dell'agente a presidio della macchina rilevatrice o il fatto che non sia visibile, crea enorme confusione

in capo all'utente della strada che non sa se interpretare quella assenza come giustificata dalla colonnina con esclusivo compito dissuasivo o come macchina rilevatrice, in effetti, della velocità.

La stessa direttiva cosiddetta "Minniti" del luglio 2017 sopra citata, precisa in modo inequivocabile come le colonnine che non effettuano controlli debbano essere rimosse. E siccome le colonnine registrano e non controllano, è evidente che il termine controllo si riferisce alla presenza visibile dell'agente, unico quest'ultimo che può effettuare questa attività. Dunque, l'interpretazione più corretta della direttiva "Minniti" è che le colonnine che non effettuano controlli (rectius le colonnine non controllate da agente) devono essere rimosse quando non c'è la presenza dell'agente o quantomeno, in assenza dell'agente che controlla l'attività, siano momentaneamente considerate inefficaci. Tanto è vero che nella Direttiva viene ulteriormente ribadito e precisato, alla pag. 4, che "... in base alla vigente normativa impiego di postazioni fisse di rilevamento senza la presenza degli operatori di polizia non può ritenersi una modalità ordinaria di controllo, ma rappresenta uno strumento utilizzabile solo su alcune strade ed in presenza di determinate condizioni. In tutti gli altri casi perciò dovranno utilizzarsi sistemi di rilevamento della velocità sotto il direttivo controllo e con la presenza di un operatore di polizia".

Nel caso che qui interessa, al di là della omologazione o buon funzionamento dello strumento, è rilevante che il ricorrente non abbia visto alcun agente a presidio della macchina anche se effettivamente magari era presente nei dintorni (in questo caso, però, appare legittimo chiedersi il perché, se vi è l'agente a presidiare lo strumento di rilevazione, non abbia interesse a farsi vedere in considerazione che sarebbe un ulteriore deterrente per l'utente a mantenere la velocità nei limiti, oltre che è indicata espressamente dalla vigente normativa la sua presenza e che sia visibile).

Tale mancata visibilità dell'agente a presidio (visibilità e presenza che sono previste in modo inequivocabile dalla normativa e dalle Direttive su richiamate), unitamente al fatto che la velocità rilevata, oggettivamente, potrebbe perfettamente essere oggetto di contestazione immediata, induce nell'utente la legittima aspettativa che quella specifica colonnina non sia consona alla rilevazione della velocità, magari ritenendola vuota e senza strumento di rilevazione o quantomeno inefficace proprio per la mancanza dell'agente, così come da corretta interpretazione del combinato disposto del codice della strada, del regolamento di attuazione e delle direttive del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell'Interno (Direttiva 'Minniti'). Tale confusione creata nell'utente è illegittima dal punto di vista amministrativo perché fa venir meno i principi fondamentali della certezza dell'accertamento e del principio di affidamento nella Pubblica Amministrazione.

Per il caso de quo, la presenza nell'utente di un minimo di dubbio o di confusione, è bastevole a questo giudicante per l'annullamento della sanzione.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando

Accoglie il ricorso e conseguentemente

Annulla il verbale emesso dalla Polizia locale dell'Unione Montana Valli dell'Ossola in data 2017.

Dichiara compensate le spese processuali tra le parti.

Verbania, 14.12.2017

Il Giudice Onorario di Pace

avv. Carlo CRAPANZANO

 

 

 

 

 

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