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bellocco alberto medico

DOMODOSSOLA -01-02-2018- Una nuova legge è entrata in vigore, ma rischia di mettere in crisi il sistema nazionale sanitario. Per questo Alberto Bellocco, coordinatore scientifico del SI.S.ME.L (sindacato medici legali) ha avuto la scorsa settimana una serie di incontri all’istituto Superiore di sanità a Roma per programmare una campagna nazionale per i cittadini e di informazione e formazione per i medici per una corretta applicazione delle nuove norme di legge.

Ma vediamo cosa dice questa legge, la n 219 del 22 dicembre 2017 in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento che prevedono delle novità importanti in merito al consenso informato (art.1) e delle modalità di acquisizione dello stesso non solo per quanto attiene gli interventi chirurgici ma per qualunque trattamento sanitario.

“ Il consenso prevede che prima di ogni trattamento sanitario, non solo quello chirurgico, che - dice Bellocco -  “Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere in-formata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefìci e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi.”

Nella stessa legge all’art.2 “Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita” ed all’ Art. 4.(Disposizioni anticipate di trattamento) vengono esplicitate le modalità con cui un cittadino esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari e per il cosiddetto testamento biologico, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. In particolare al comma 1. 

“Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi - dice Bellocco - per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazone delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38”.

Nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

 

 

 

 

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