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DOMODOSSOLA- 10-02-2018- Si è celebrata stamane,

alle ore 10,30, in piazza vittime delle Foibe Istriane, la cosiddetta giornata del ricordo, in cui si commemorano le vittime del genocidio verso la comunità italiana perpetrato dai partigiani Jugoslavi del maresciallo Tito e il conseguente esilio dalle terre Istriano-Dalmate di 350.000 persone di lingua Italiana. Dopo il consueto alzabandiera al suono del nostro inno nazionale e gli onori al gonfalone della città di Domodossola, non che ai caduti di tutte le guerre, vi sono stati i saluti delle autorità presenti. In particolare il sindaco Lucio Pizzi  ha affermato come degli eccidi compiuti in quelle terre ci sia stata fino ad adesso poca memoria letteraria e cinematografica, mentre ve ne è molta di un'altra grande tragedia dell'umanità come l'olocausto."E oggi noi siamo qui per una cosa fondamentale : ricordare e sopratutto tramandare la memoria- ha proseguito Pizzi- e qualche giorno fa, in un incontro con i ragazzi delle medie sul tema delle Foibe, ho chiesto loro di immaginarsi cos'è per l'appunto una Foiba. La foiba altri non è che una depressione, un'orrido tipico delle regioni Balcaniche in cui i partigiani titini gettarono tanta gente di etnia Italiana, a volte precedentemente fucilata e quindi già morta ma  spesso solamente ferita e quindi ancora viva. Un genocidio di cui per troppo tempo se ne è parlato pochissimo e che va ricercato nelle complesse sfumature di odi e vendette scaturite durante il secondo conflitto mondiale".Dal canto suo il presidente Provinciale Stefano Costa ha ribadito come "in queste occasioni il nostro compito sia quello di autoresponsabilizzarci e di evitare che tutto ciò si possa ripetere, sopratutto culturizzando le menti più giovani come quelle dei ragazzi delle scuole". L'oratrice ufficiale della manifestazione è stata l'esule Fiumana, da più di cinquant'anni cittadina Domese, Loredana Dassena che , parlando alla platea presente, ha ricordato le mille peripezie che alla fine la portarono nella nostra città, assai diversa dalla natia Fiume , città dalla quale i suoi genitori, orgogliosi di essere Italiani, non si staccarono mai completamente del tutto.

Alessandro Velli

Una cerimonia particolare quella del Giorno del Ricordo svoltasi sabato 10 gennaio a Domodossola, perché nelle parole di Loredana Dassena, esule dalle terre già italiane e passate all’allora Jugoslavia con il Trattato del 1947, arrivata in Ossola ancora bambina, si è rivissuto il dramma che coinvolse circa 350 mila persone, oltre a quello delle decine di migliaia di connazionali barbaramente trucidati e gettati nelle foibe.

Nella piazza vicina al Movicentro, dopo gli interventi di saluto  del sindaco Pizzi e del presidente della Provincia Costa, sono stati resi gli onori alle vittime delle foibe, presenti alcuni esuli, le autorità civili e militari, rappresentanze di associazioni combattentistiche, d’arma, partigiane, del volontariato.

L’intervento di Loredana Dassena è stato semplice ma di grande coinvolgimento, riportando attraverso i ricordi di bambina di allora le emozioni, le paure ed i sentimenti vissuti in quel 1947, riandando alla via dei Gelsi dove abitava, al profumo delle more, alla strada per andare alla scuola delle suore, ma anche il momento in cui in quindici giorni dovettero preparare tutto per l’esodo, avendo i genitori scelto di rimanere italiani e di non accettare il diktat del diventare per forza sudditi di Tito.

Il ricordo del baule con dentro il poco che potevano portarsi via e con fuori scritto a caratteri grandi il nome del papà, il viaggio in treno con l’angoscia alla frontiera di essere rimandati indietro per un nonnulla burocratico, l’arrivo a Trieste, poi a Villadossola dove risiedeva una parente, infine a Domodossola in una povera casa al monte Calvario, ma con la fortuna di non dover passare mesi nella promiscuità di un campo profughi, sempre però con il timore di essere additati come esuli e perciò per qualcuno fascisti a prescindere, avendo abbandonato volutamente uno dei “paradisi” con la stella rossa.

Vittime invece di chi aveva voluto la guerra e, prima ancora, la repressione delle altre popolazioni della Jugoslavia, pagando un prezzo enorme per scelte scellerate della dittatura del ventennio e della politica internazionale delle Potenze vincitrici in un mondo in cui cominciava la Guerra fredda, vittime pure dei silenzi durati diversi decenni per occultare il dramma delle foibe e dell’esodo, di cui nemmeno i libri di scuola parlavano, vittime della ostile accoglienza fatta dall’Italia agli esuli, scomodi per tante ragioni.

Loredana Dassena ha ricordato come fatti analoghi, pur in luoghi e con modalità diverse, avvengano tutt’oggi e la memoria di ieri diventa occasione per riflettere al presente, per evitare come accaduto a lei e a centinaia di migliaia di italiani che per rimanere tali e spesso per non essere trucidati dovettero abbandonare i luoghi cari e fuggire, per non dover fare quello che ha significativamente definito un “trasloco dell’anima”.

 

 

 

 

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