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DOMODOSSOLA- 08-07-2015- Ad alzare, per quanto possibile, la temperatura del consiglio comunale

di martedì sera a Domo c'è stata la risposta dell'assessore Lialiana Graziobelli ad un'interpellanza di Riccardo Galvani ( Lega Nord) che chiedeva lumi sul trattamento presso la Casa anziani di via Romita di alcuni immigrati, e sulle loro opprotunità lavorative e di formazione. E' emerso che sono tre i somali ospitati in via Romita in attesa dello status di rifugiati politici, presto verranno trasferiti in tre piccoli appartamenti comunali e nel frattempo stanno facendo, pagato dall'ue, uno stage formativo come scalpellini presso alcune ditte locali. Ci sono poi altri immigrati che frequentano l'Enaip con corsi di formazione professionali pagati dal Ciss. Ecco la risposta, integrale, di Liliana Graziobelli: “Devo dire che sono rimasta alquanto stupita dalla lettura di questa interpellanza: soprattutto perché pone delle questioni che a mio avviso risultano pretestuose e prive di una qualsivoglia valenza amministrativa, sembra che la lega nord in questo ultimo anno non sia vissuta a Domodossola. Il giorno in cui sono state date le chiavi dell’alloggio ai tre ragazzi vi è stata, da parte di una vostra dirigente di partito, una manifestazione estemporanea davanti alla casa in questione, manifestazione che comprendeva oltre agli insulti anche l’affissione sulla loro porta di casa di adesivi insultanti, inutile dire che la signora è stata fotografata. Trattandosi di proprietà pubblica potremmo persino prendere in considerazione di denunciarne il danneggiamento.

Fatta questa doverosa premessa è chiara a tutti la natura dell’interpellanza: è vero il momento politico è favorevole e riconosco che non sarebbe nel vostro stile non sfruttarlo, tuttavia questa assegnazione di alloggio non presenta nessuna delle caratteristiche a cui voi sempre vi riferite.

Ci portano via tutto questi stranieri , perché a loro l’alloggio e agli italiani no… e via di questo passo. Se invece di sfruttare l’aspetto propagandistico aveste chiesto informazioni vi avremmo informato che i tre profughi sono già ospiti in una struttura del Comune, in un alloggio della casa albergo addirittura dal 23 marzo 2014. Siccome agli occupanti di via Paolo Silva sono stati assegnati due mini alloggi in via Roggia dei Borghesi l’alloggio lasciato libero, in pessime condizioni perché privo da decenni di manutenzione, poteva servire per ospitare i tre profughi temporaneamente in modo che potessero liberare l’alloggio della casa albergo che doveva essere rimesso a posto (problemi ai servizi igienici) insieme ad altri. Abbiamo ingenuamente pensato che non ci sarebbero stati problemi: in fondo spostiamo temporaneamente da una struttura comunale ad una struttura comunale! Il cinema legato all’arrivo di questi profughi lo avete già fatto un anno fa, adesso credetemi nulla di nuovo sotto il sole, risparmiate un po’ di materiale per la prossima primavera altrimenti rischiate di diventare ridondanti!!

Detto questo non mi sottraggo alle vostre domande e colgo l’occasione per rifare la storia dall’inizio. Il 23 marzo 2014, dopo una ordinanza della prefettura abbiamo ospitato 40 profughi per 10 giorni in attesa che tutti raggiungessero le mete desiderate. Voi meglio di tutti conoscete il protocollo di Dublino, perché firmato dal vostro ministro Maroni, tale protocollo inchioda l’Italia come paese che si deve occupare di accoglienza dei migranti.

Nessuno scappa da guerre e miseria per venire in ITALIA, quasi tutti hanno altre mete, infatti dei 40 profughi arrivati il 23 marzo si sono fermati da noi solo 5.

I paesi europei, che sin dal principio non hanno voluto gestire l’emergenza profughi, hanno trovato semplice fare firmare al ministro Maroni il protocollo di Dublino, che afferma che lo stato in cui arrivano è quello che si deve far carico del riconoscimento e della procedura di richiesta di asilo. È chiaro che essendo il nostro paese per tre lati aperto al mare ed il più vicino alla Libia, questi sarebbero sbarcati da noi, il problema che l’Europa non vuole affrontare è che una emergenza umanitaria non può essere gestita da un paese da solo. Questo è innegabile.

Provo a rispondere ai quesiti posti dalla vostra interpellanza così come formulati, punto per punto.

1)I profughi Somali ospitati nella struttura casa albergo di Domodossola sono 3 su sei. Questi fanno parte del gruppo del primo arrivo in data 23 marzo 2014. Per loro il percorso della richiesta di asilo si è concluso con il conferimento della protezione internazionale che dura 5 anni al termine della quale avranno il diritto di richiedere la cittadinanza. Nella struttura della casa albergo sono inoltre ospitati altri 3 profughi che hanno situazioni differenti in essere: uno proveniente dal Mali che ha di recente ottenuto protezione umanitaria e per il quale non è ancora stato possibile attivare percorsi formativi o inserimenti lavorativi differenti dall’attivazione di borsa lavoro, e si sta occupando della sistemazione del verde pubblico della casa di riposo di Domodossola e Villadossola e dei giardinetti di Via Trieste. Siamo in attesa del rilascio del permesso di soggiorno da oltre due mesi, ma in questo anno ci siamo accorti che i tempi burocratici di prefettura, commissione territoriale e questura sono a dire poco bibilici. Uno camerunense che ha di recente ottenuto protezione internazionale che ha più volte dimostrato l’intenzione di trasferirsi a Milano dove avrebbe dei contatti per un inserimento lavorativo. Siamo riusciti ad ottenere permesso e carta di identità in tempi brevi, sarebbe necessario il titolo di viaggio, ma la questura di Verbania non ha ancora, nonostante i numerosi solleciti, attivato la procedura per il rilascio di tali documenti. Infine un ragazzo proveniente dalla Nigeria la cui domanda di asilo è stata rifiutata dalla commissione territoriale, dal tribunale ordinario ed è ora in attesa del riscontro dell’appello. Non avendo alcun tipo di documento, al momento, per lo stesso è impossibile attivare percorsi di inserimento in formazione o socio lavorativi.

2)Non vi è stato alcun costo o onere per il comune per la partecipazione dei tre ragazzi somali in un percorso formativo di Enaip Domodossola, lo stesso, infatti, risulta finanziato dal fondo sociale europeo e prevede la frequenza solo da parte di cittadini provenienti da paesi terzi. Inoltre, per i partecipanti al corso, è stato corrisposto un incentivo alla partecipazione pari a circa due euro per ora del corso frequentata, al momento del superamento dell’esame finale. Non sono a conoscenza del numero degli insegnanti coinvolti, ma non credo che possa essere di qualche utilità questa informazione a meno che la finalità sia quella di sapere se io insegno in quei corsi, se questa è la richiesta la risposta è no io non insegno in quei corsi. Tale corso ha previsto ore di rinforzo linguistico, di sicurezza sul luogo di lavoro, di disegno tecnico, e di pratica in un laboratorio lapideo, oltre ad uno stage presso aziende del territorio. Gli allievi del corso erano 8, per alcuni di loro, come per i tre ragazzi somali il percorso si è concluso con l’attivazione di tirocini, all’interno del percorso di garanzia giovani.

3) Non è stata data alcuna priorità come ben si può capire, erano in una struttura del comune temporaneamente sono stati spostati in una struttura del comune sempre temporaneamente.

4) I cittadini in attesa di alloggi seguiranno la graduatoria che è in via di definizione: quell’alloggio così come era, documentato da fotografie, non era assegnabile se non attraverso questo sistema.

5) I ragazzi hanno percepito in questi mesi 2,50 al giorno di pocket money, hanno ricevuto l’incentivo alla partecipazione al corso di formazione che hanno concluso con esito positivo e per loro sono stati attivati tirocini tramite garanzia giovani, nelle aziende dove hanno svolto attività di stage o simili. Sono e saranno pertanto in grado di provvedere al pagamento del canone di locazione per l’alloggio che è stato loro assegnato.

6)a questo punto mi risulta difficile rispondere, perché lo stage non è in alcun modo assimilabile a una assunzione e pertanto non comporta un compenso a chi lo svolge, ma rientra in un percorso connesso ad un corso di formazione: sono molte le aziende che ospitano in stage ragazzi italiani e stranieri che frequentano corsi di formazione che prevedono appunto oltre alle ore in aula anche ore di formazione aziendale pratica. Le aziende non hanno oneri, e gli allievi non percepiscono retribuzione. I corsi rivolti al settore lapideo sono, al momento, indirizzati a cittadini stranieri, dato che quelli rivolti ai cittadini italiani (triennio per assolvimento obbligo formativo), si sono dovuti sospendere perché negli ultimi anni nessun ragazzo si è più mostrato interessato a questo tipo di formazione nel nostro territorio.

7)Nel nostro territorio sono inoltre ospitati altri rifugiati in carico al ciss con convenzione della prefettura: 10 sono a Villadossola, 15 a Domodossola ospitati a casa Letizia, e 29 a Craveggia. Sono arrivati in periodi differenti e si trovano dunque in momenti differenti del percorso di inserimento sociale e lavorativo, per alcuni di loro sono stati attivati percorsi di inserimento lavorativo tramite borsa lavoro finanziati dal fondo che gli enti che si occupano di rifugiati possono utilizzare. Mi spiego: per ogni richiedente asilo vengono corrisposti all’ente che se ne occupa 37,50 euro al giorno, di questi 2,50 sono di pocket money per i richiedenti asilo, gli altri servono al vitto, all’alloggio, alla mediazione linguistica, all’assistenza legale, ed anche alle borse lavoro/tirocini formativi attivati presso le aziende che hanno deciso di ospitare questi ragazzi che percepiscono circa 150 euro al mese per 12 ore settimanali di lavoro.

I profughi ospitati nella struttura casa alloggio di Domodossola hanno potuto in questi mesi usufruire di un percorso di formazione linguistica offerto da un’associazione di volontariato che si occupa di accoglienza dei migranti. La stessa associazione sta provvedendo, insieme ai ragazzi, alla sistemazione dell’alloggio che gli è stato assegnato, tramite il lavoro di volontari e rifugiati e tramite la raccolta di fondi in atto.

La casa inoltre viene assegnata temporaneamente: i tre ragazzi hanno dimostrato l’intenzione di andare all’estero dove hanno famigliari ed amici, ma per poter espatriare hanno bisogno del titolo di viaggio che ancora non è possibile rilasciare dalla questura del VCO. Al momento sono inseriti in contesti lavorativi che gli permetteranno di mantenersi fino al conseguimento di tale documento o fino all’assunzione che permetterà loro di gestirsi autonomamente al di fuori del percorso asistenziale.

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