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DOMODOSSOLA- 18-07-2015- Oggi l'onorevole Enrico Borghi

ha spiegato che il governo avrebbe accettato, a parità di servizio erogato, di non considerare vincolante il limite minimo di 500 parti annui per mantenere un Punto nascite, e che eventuali deleghe saranno affrontate da ogni singola Regione adeguandola al proprio piano sanitario e risorse. Sulla questione interviene il Tribunale per i Diritti del Malato: “Apprendiamo dalla conferenza stampa odierna dell'on. Enrico Borghi- scrive Roberto Munizza del Tribunale per i Diritti del Malato in un comunicato stampa- dell'apertura da parte del governo a riconsiderare il limite dei 500 parti all'anno per la sussistenza dei punti nascite nelle aree montane disagiate. Finalmente vedremmo riconosciuto il principio per cui un servizio sanitario possa e debba essere erogato in sicurezza in determinate aree geografiche, pur non rispettando i meri numeri minimi che in questi anni sono parsi più utili a giustificare tagli lineari che a sostenere reali politiche sanitarie di riorganizzazione dei servizi in tali aree. Sarebbe insomma rimossa la spada di Damocle che ha sostituito al sacrosanto diritto di avere servizi sanitari essenziali erogati in sicurezza, la motivazione, non sempre giustificata e a volte paradossale, che i bassi numeri siano motivo per eliminarli del tutto piuttosto che riorganizzarli. Chiaro allora che nel cercare e trovare le soluzioni adeguate si configuri la necessità di una assunzione di responsabilità da parte di tutti ed in particolare degli operatori. Una delle condizioni perché, in deroga ai numeri minimi richiesti per il mantenimento dei punti nascite e dei servizi sanitari in generale, se ne possano mantenere i livelli standard di sicurezza, consiste nella rotazione delle equipe su più plessi e riguarda una sorta di rivoluzione copernicana nel modo di intendere la sanità: il paziente posto al centro e gli operatori sanitari che ruotano intorno. Bisognerà allora costruire nuovi percorsi di cura come da anni richiediamo e cogliere l'occasione che una riorganizzazione sanitaria di questa portata offre in quanto opportunità. Rileviamo come tale opportunità prenda forma all'interno della cornice politica costituita dal riconoscimento della specificità montana e indichi dunque la direzione verso cui orientarsi. Sottolineiamo infine come la possibilità di avviare progetti sperimentali, che in questi mesi coinvolge anche la medicina territoriale, vada di pari passo con la capacità di questo territorio di sapere proporre soluzioni adeguate alla propria specificità e dunque con la responsabilità che l'autonomia, di qualunque tipo essa sia, impone”.

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