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preioni marco

DOMODOSSOLA- 28-09-2018- L'ex senatore domese Marco Preioni ha denunciato per minaccia alla Procura della Repubblica Il Ministro del Lavoro, deputato Luigi Di Maio per le “offese” agli ex parlamentari che ricevono il vitalizio. Ecco il testo inviato alla Procura:

Alla Procura della Repubblica

     Marco Preioni,

-    nato a Domodossola il 16 luglio 1950,

     residente a Domodossola in via Cadorna n. 26,

-    già Senatore della Repubblica nella XI-XII-XIII legislatura,

-     percettore di assegno mensile vitalizio erogato dal Senato, quale  naturale estensione   guarentigiale della indennità della funzione parlamentare  (art. 69 Cost.),  secondo regole e conteggi comuni a tutti i deputati e senatori cessati dal mandato,

ESPONE,

in premessa, quanto segue:

Il Ministro del Lavoro, deputato Luigi Di Maio, non perde occasione per offendere i parlamentari cessati dal mandato ed indennizzati con assegno mensile vitalizio ed insiste per provocare “interventi punitivi” nei confronti della vecchia classe politica e degli alti gradi della burocrazia statale, agendo sul loro sistema previdenziale mediante superamento del principio dei “diritti quesiti” e della “non retroattività” per operare decurtazione di pensioni d’ oro e di vitalizI, descritti come “privilegi”, senza che ciò abbia significativo vantaggio per l’ erario o per la redistribuzione a favore delle classi sociali svantaggiate, ma solo per esibire con forza muscolare lo spettacolo di umiliazione di chi ha amministrato, governato e legiferato prima dell’ avvento al potere del governo “giallo-verde”.

Quanto ai “vitalizi” sono state quindi diffuse suggestive, maliziose e false informazioni, assecondate ed acriticamente propalate insistentemente da stampa e TV, allo scopo di esercitare pressione sugli Organi di presidenza delle Camere ed indurli ad assumere provvedimenti punitivi nei confronti degli ex parlamentari, asserendo falsamente di volersi fare giustizia di “pensioni carenti di adeguate contribuzioni previdenziali”.

Proprio in conseguenza di tali spinte demagogiche, l’ Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati ha approvato in data 12 luglio 2018 la Deliberazione n. 14/2018, volta a rideterminare retroattivamente l’ assegno mensile di tutti gli ex deputati, con cervellotici ricalcoli latori tanto di strazianti decurtazioni per molti, quanto di stratosferici virtuali incrementi per pochi.

Contrariamente a quanto asserito da Di Maio  non è infatti vero che la rideterminazione degli assegni si basa sui contributi versati. Non si può cioè dire che si toglie la pensione a chi non ha pagato contributi, come invece si vuole fare credere:  il ricalcolo dei vitalizi viene da un algoritmo dell’ INPS basato sull’ età al percepimento del primo assegno e sul tempo da allora decorso, secondo parametri bizzarri e privi di fondamento legislativo di riferimento, come ammesso nel testo stesso della Deliberazione e come dimostrato dalla Tabella di simulazione applicativa per il ricalcolo dei 1.200 assegni Camera, nella quale si nota  che a parità di legislature compiute, eguali contributi conteggiati, stesso assegno attualmente erogato, verrebbero a corrispondere nuovi valori con evidenti e ingiustificabili sproporzioni.

Esemplare il caso di quattro deputati eletti solo nella XI legislatura: eguali i contributi ed il vitalizio, maturato per tutti loro a 60 anni e un mese di età. Il ricalcolo, in base all’ anno di nascita, assegna a ciascuno una diversa riduzione, rispettivamente del 50,97%, 44,00%, 42,21%, 55,35%,. - (Tabella, pag. 1 – all. - 1)

Paradossalmente si riscontra inoltre che il criterio adottato, escogitato dall’ INPS per punire le baby-pensioni statali,  è punitivo proprio per chi ha fatto politica da giovane ed invece addirittura premiante per chi l’ ha fatta da vecchio.  Il ricalcolo per due onorevoli “di lungo corso”,  stesso numero di legislature ma terminate in età sensibilmente diversa:  ad un ex deputato (n. 7 della tabella), con 5 legislature terminate nel 2006 a 75 anni è dato un aumento virtuale, giacchè è disposto il divieto di aumento, del 74,16% che gli consentirebbe di salire da 9.387 a 16.350 euro lordi al mese, mentre ad un altro (n. 77 della tabella), con 5 legislature terminate nel 1979 a 51 anni verrebbe applicata una diminuzione del 74,48%, riducendo il suo assegno da 9.387 euro a 2.396 lordi.

Se ne deduce quindi che la retroattività è basata solo sul dato d’ età anagrafico: nulla conta quindi la contribuzione, che peraltro è una assurda ipocrisia, considerando che il parlamentare non svolge un lavoro dipendente ma rappresenta nel sistema politico la sovranità popolare ed è “indennizzato” dalla Repubblica a garanzia di indipendenza della sua individuale funzione.

Delle tante pecche del disegno di Di Maio di tagliare i vitalizi e della criticità delle misure adottate dalla Camera, se ne è ovviamente accorta la onorevole senatrice Alberti Casellati, Presidente del Senato, dotata di comprovata competenza ed esperienza giuridica, che ha sospeso la insistente richiesta di M5stelle di adottare analoga misura nei confronti degli ex senatori ed ha prudentemente richiesto parere al Consiglio di Stato, attirando però ingiustamente su di sé le riprovevoli lagnanze pentastellate e venendo così sottoposta adindebite pressioni con minaccia di attacchi mediatici contro di lei.

La sollecita risposta data dalla Commissione Speciale del Consiglio di Stato nell’ Affare n. 01403/2018 del 26 luglio 2018 ha infatti esposto una ben più articolata valutazione delle problematiche e criticità dello adottando provvedimento, indicando una serie di “paletti” posti dalla normativa nazionale ed europea e dai precedenti giurisdizionali di interpretazione costituzionale, puntualmente rispondendo ai tre quesiti sottoposti dal Senato e cioè: A) “Idoneità della fonte” (intesa come ricorso a Deliberazione interna piuttosto che Legge ordinaria), B) “Profili di costituzionalità” (incisione di “affidamento” e “diritti quesiti” in materia pensionistica), C) “Eventuale responsabilità dei Membri dell’ Ufficio di Presidenza” (nel caso di rivalsa per provvedimento illegittimo – visto che la Camera intenderebbe accantonare un apposito fondo per eventualità di esito di ricorsi favorevole agli ex deputati).

E’ in sostanza emerso che potrebbe anche essere legittima la rideterminazione fatta con delibera interna alle Camere, e per questo i “grillini” hanno cantato vittoria, ma: a) salvaguardando i diritti degli eventuali ricorrenti ad una giustizia imparziale, anche in relazione al fatto che  essi, non avendo un rapporto di dipendenza con le Camere potrebbero essere considerati  “terzi” (e soprattutto lo sarebbero i superstiti con assegno di reversibilità) e quindi assoggettabili alla Giurisdizione Ordinaria piuttosto che alla “autodikia” o Giurisdizione interna al Parlamento; b)  osservando cautele nella incisione retroattiva del principio di affidamento e di diritto già acquisito legittimamente, dovendo rispondere a criteri di costituzionalità, di riferibilità a norme e provvedimenti legittimi nel tempo della loro emanazione, di fondata necessità, di proporzionalità, di temporaneità, di rilevante utilità per la destinazione economica del sacrificio imposto e di ragionevolezza.

Tutto questo, a detta di esperti giuristi, sarebbe assente nella Deliberazione 14/2018 Camera: un punto a favore di centinaia degli oltre 1.200 ex deputati colpiti dal provvedimento, compresi i titolari di reversibilità, che si dice abbiano già fatto ricorsi agli organi di “autodikia”.

Ciò nonostante, da parte di Di Maio sono state avanzate pesanti affermazioni, volte a far da scudo alla traballante Deliberazione della Camera:

 1) con inequivocabili incitamenti a denigrare ed intimidire gli ex deputati intenzionati a proporre ricorsi nella competente sede giurisdizionale,

2) con indebite pressioni e minacce per chi si opponesse al loro disegno di “flagellazione”  tanto degli ex deputati quanto degli ex senatori.

DENUNCIA:

Luigi DI MAIO, deputato, ministro del Lavoro e leader M.5stelle, :

a)   per minaccia nei confronti degli ex parlamentari che si erano detti intenzionati a presentare ricorso avverso il provvedimento di riduzione dei vitalizi in corso di approvazione da parte dell’ Ufficio di Presidenza della Camera, avendo proferito le seguenti parole:  “… spero che si ravvedano e accettino con serenità la fine dell’ era dei privilegi. Farà bene anche alla loro salute ...” – frase dal tono sarcastico, ma allusivamente minatorio; prospettazione di danno per chi volesse opporsi alla rideterminazione dei vitalizi da lui caldeggiata. – (dichiarazioni del 26-27 giugno  - all. - 2)

b)    per minaccia e/o oltraggio al Consiglio di Giurisdizione, organo giudiziario della Camera, per avere pubblicamente affermato che gli ex parlamentari che avessero fatto ricorso avverso la Deliberazione dell’ Ufficio di Presidenza n. 14 del 12 luglio 2018  avrebbero affrontato un giudice che “…è lo stesso organo che ha le stesse sensibilità politiche di chi ha tagliato i vitalizi …”: con ciò, alternativamente a seconda del significato da dare alle parole, commettendo o un grave atto d’implicita intimidazione verso un corpo giudiziario (art.  338 c.p.) al quale si farebbe capire che deve rendere giustizia in un modo predeterminato, ovvero il meno grave atto oltraggioso verso il medesimo corpo giudiziario (art. 342 c.p.), al quale si attribuirebbe una parzialità che non può avere. – (Di Maio, nel corso della trasmissione televisiva “In Onda” del 26 luglio, replicando a domanda rivoltagli dal dott. Parenzo, conduttore del programma, durante il confronto con il presidente dell’ associazione degli ex parlamentari, on. Antonello Falomi,  - all. - 3)

c)    per minacciose pressioni  nei confronti della Presidenza del Senato perchè disponga anche per il Senato una deliberazione identica a quella della Camera: “… Il vicepremier Luigi Di Maio lancia attacchi contro di loro (ex deputati), alla notizia della presentazione dei ricorsi contro il taglio dei vitalizi, mentre il senatore pentastellato Primo Di Nicola spinge l’ acceleratore per un taglio anche agli inquilini di Palazzo Madama. La risposta degli ex deputati non si fa attendere: l’ annuncio di querele per diffamazione contro Di Maio. Ben diverso il tono del presidente della Camera Roberto Fico, che pur difendendo i tagli giudica legittimo il ricorso. …“… Settecento ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale ?” … scrive Di Maio su Facebook, auspicando che anche  “Il Senato abolisca subito i vitalizi.     Bisogna decidere da che parte stare, da quella dei cittadini o da quella dei parassiti”. Espressione, questa ultima indirizzata evidentemente alla Presidente del Senato, senatrice Alberti Casellati, “accusata” da alcuni esponenti M5stelle di temporeggiare nella convocazione dell’ Ufficio di Presidenza del Senato al quale viene chiesto un provvedimento conforme  a quello della Camera, criticabile e oggetto delle numerosissime impugnazioni. - (Provincia Pavese 09.09.2018 – all. - 4)

Roma, 26 settembre 2018

                                                                                    Marco Preioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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