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DOMODOSSOLA- 07-10-2018- Nel libro "Milan l'è

un gran Milan- il Vco in Lombardia” di Uberto Gandolfi, presentato sabato scorso alla libreria Grossi, un capitolo è dedicato agli storici legami tra la Lombardia e la Resistenza, sia ossolana che del Vco: "Uno dei legami ormai storici, sono passati 75 anni, tre quarti di secolo, fra il territorio del Verbano Cusio Ossola e la Lombardia è quello relativo alla Resistenza ed alla lotta di liberazione- si spiega- per i collegamenti e rapporti che si crearono fra il movimento partigiano locale e diversi organismi esistenti a Milano e nelle provincie lombarde, ma anche attraverso le persone che operarono sul nostro territorio e che vi provenivano o erano originarie della vicina regione.

Uno dei primissimi gruppi di resistenti che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si erano formati in Ossola, nella zona fra Pontemaglio e Montecrestese, era quello di “… Mario Muneghina, vecchio combattente della guerra di Spagna con alcuni altri milanesi. Tra Premosello e la Valgrande era dislocato, fin dalla metà di settembre, il gruppo del maggiore Superti (il futuro comandante della divisione Valdossola) forte di una settantina di elementi e in contatto con Tibaldi”.

Dionigi Superti era di famiglia milanese, anche se nato a Napoli, ed era cresciuto ed abitava nel capoluogo lombardo, mentre Ettore Tibaldi, futuro presidente della Giunta Provvisoria di Governo della “Repubblica dell’Ossola”, arrivava dal pavese, giunto a Domodossola a seguito delle persecuzioni politiche perché socialista e nella città ossolana divenne primario dell'Ospedale San Biagio.

Circa i “fazzoletti verdi”, risulta che “Superti per la sua ‘Valdossola’ riceveva allora reclute dalla Svizzera, da una organizzazione clandestina di Milano, da Busto Arsizio, da Varese e dai paesi vicini”.

Anche nel Verbano si trovano collegamenti con la Lombardia nella nascita di alcune formazioni partigiane, così “La banda Giovine Italia comincia la sua attività poco dopo l’8 settembre nella zona di Miazzina, messa in piedi da una decina di giovanissimi e animata da un prete bustese, conseguente antifascista” ovvero don Giuseppe Albeni di Busto Arsizio, coadiutore a Cuggiono in provincia di Milano.

Da ricordare il legame che esisteva fra la divisione “Valtoce” ed un gruppo di antifascisti di Busto Arsizio che da entità spontanea nel 1945 evolverà in un vero e proprio Cln locale, dando un forte sostegno alla formazione dei fazzoletti azzurri: “Il collegamento con Busto si rivela preziosissimo, perché la presenza in quella zona di numerose industrie e la maturità politica degli abitanti rendono possibile la raccolta di merci e fondi a favore dei combattenti. Per mezzo della ferrovia giungono in Ossola tele, scarponi, calze, ma anche fucili e mitragliatrici”

Pur nativo di Cireggio di Omegna, abitava a Milano e qui prestava servizio come ufficiale del 27° artiglieria il capitano Filippo Maria Beltrami, che nel Cusio e Valle Strona costituì una delle primissime formazioni della Resistenza locale e che cadrà nell’epica battaglia di Megolo, il 13 febbraio 1944 e con lui anche partigiani lombardi come “Redi”, Gianni Citterio, avvocato di Monza.

Le formazioni del Comando unificato Divisioni d’assalto “Garibaldi” della Valsesia, Cusio, Ossola, Verbano dipendevano dalla Delegazione per la Lombardia del Comando generale delle Brigate e Distaccamenti d’assalto “Garibaldi”, come si evince da un carteggio del settembre 1944 fra Delegazione e formazioni garibaldine, specificando in una lettera al Comando della 2a Divisione d’assalto che i dati sulla forza della medesima erano stati presentati “… al Comando regionale lombardo ai cui ordini voi vi trovate”.

La Lombardia era fonte di rifornimenti per le formazioni partigiane dell’allora Alto Novarese, in particolare del Verbano, anche per i contatti esistenti con i Gruppi d'Azione Patriottica piccoli nuclei partigiani costituiti dal comando generale delle Brigate Garibaldi ed operanti nelle città del milanese e varesotto, così nell’estate del 1944 “In collaborazione tra il comando della Battisti, i comandi GAP di Milano e Gallarate e l’organizzazione clandestina della fabbrica di armi Isotta Fraschini di Cavaria (Varese), è progettata una clamorosa e audace azione destinata a rifornire di armi automatiche pesanti le formazioni della zona. Il 2 agosto squadre GAP entrano nello stabilimento, con l’aiuto degli operai immobilizzano i 10 tedeschi di guardia e caricano armi e munizioni su due autocarri…. che dopo un pericoloso tragitto fra Sesto Calende ed Intra, superando con uno stratagemma diversi posti di blocco, raggiungono Piancavallo, dove il materiale è distribuito fra la Battisti, la Perotti e la Valgrande martire.

Dalla Lombardia arrivarono nel Verbano Cusio Ossola centinaia di giovani, renitenti alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale oppure per scelta di combattere i nazifascisti, molti di loro caddero nelle diverse azioni e talvolta fatti prigionieri e trucidati come durante il rastrellamento della Valgrande del giugno 1944 per questo “Non devono neppure stupire i collegamenti tra i Cln di centri lontani come quelli di Legnano, Busto Arsizio, Varese e le formazioni, perché molti sono i giovani provenienti da quelle città, che militano nelle formazioni del Verbano”. Se pure non erano mancati collegamenti con il Cln regionale di Torino “… aiuti e rifornimenti in maggior copia giunsero … da quello di Milano (poiché l’Ossola, per ragioni strategiche, era stata passata da Torino alle dipendenze di Milano), dal Cln di Busto e dalla vicina Svizzera”. E’ poi da ricordare come sul finire del conflitto, nell’aprile del 1945, diverse formazioni partigiane operanti nel Verbano Cusio Ossola, dopo aver attraversato il Lago Maggiore parteciparono alla liberazione di città e paesi della Lombardia e poi del capoluogo Milano. Difficile se non impossibile fare un elenco nominativo dei partigiani e degli antifascisti lombardi che operarono nelle formazioni del Verbano Cusio Ossola o assunsero incarichi nel periodo della prima liberazione dell’Ossola nel settembre-ottobre 1944 (19). Oltre ai già citati Ettore Tibaldi e Dionigi Superti, si possono ricordare Gisella Floreanini nata e vissuta a Milano, unica componente femminile della Giunta Provvisoria di Governo della Repubblica ossolana in rappresentanza del Partito Comunista Italiano, l'avvocato milanese Ezio Vigorelli consulente legale della Gpg e giudice straordinario, ancora Antonio Greppi primo sindaco di Milano dopo la Liberazione e deputato, Aristide Marchetti della Valtoce, sindaco di Laveno Mombello poi deputato e senatore, Giovanni Marcora “Albertino” vicecomandante del raggruppamento Di Dio, sindaco di Inveruno, senatore e ministro, Aldo Aniasi “Iso” comandante della 2a divisione Garibaldi che fu poi sindaco di Milano, deputato e ministro.

Questi sono solo alcuni nomi tra i tanti lombardi che hanno dato il loro apporto, anche di sangue, alla lotta di liberazione nel Verbano Cusio Ossola.

Proprio riguardo a Aldo Aniasi “Iso” è da ricordare che a lui è dedicata la Biblioteca della Casa della Resistenza di Fondotoce, la quale attraverso l’omonima associazione gestisce l’edificio e l’area monumentale circostante, svolgendo dal 1997 una preziosa attività di ricerca e divulgazione per trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, la memoria collettiva legata alla lotta di Liberazione e ai suoi valori e, più in generale, alle problematiche storiografiche relative al Novecento, valorizzando il patrimonio documentario e monumentale e promuovendo lo scambio culturale". Il libro di Uberto Gandolfi "Milan l'è un gran Milan- il Vco in Lombardia” è in vendita da Grossi in piazza Mercato a Domodossola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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