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DOMODOSSOLA - 05-11-2018 - Le immagini di Gabriele Croppi,

la cui ricerca metafisica del paesaggio urbano ha ricevuto numerosi premi internazionali, fra cui l’I.P.A. (International Photography Awards 2012 e 2013) ed il Golden Camera Awards (2013), saranno in mostra a Düsseldorf, insieme alle opere di Pete Marifoglou che lavorò, fra gli altri, con Andy Warol e Duane Michaels. Si tratta di uno dei più grandi fotografi viventi (classe 1932), che ritrasse, fra gli altri  René Magritte e Balthus.

Il titolo della mostra è “NY, I´m longing to stray” e si terrà dal 17 novembre 2018 al 31 gennaio 2019. L'ossolano porterà alcune opere della serie “New York, Metafisica del Paesaggio Urbano”. La critica Marla Hamburg Kennedy, così descrive questi scatti: “Quando un caro amico mi mostrò le immagini di Gabriele Croppi, fui colpita dalla bellezza e dalla loro potenza, e mi resi conto che lo avrei dovuto conoscere. Avevo appena terminato un volume intitolato New York: A Photographer’s City, pubblicato da Rizzoli, dedicato agli artisti contemporanei che hanno catturato New York dopo l’11 settembre. Avrei tanto voluto scoprire il lavoro di Croppi prima di questo libro: sarebbe stato una chiusa perfetta alla premessa, incentrata sulla capacità di catturare immagini della città che fossero in contrasto con le foto del XX secolo, ovvero quelle di una New York verticale, sedimentate nella nostra memoria collettiva.

Per tutto il XX secolo decine di geniali fotografi hanno stampato al bromuro d’argento e al platino ogni forma di paesaggio, di nudo, e ogni altro genere di fotografia in bianco e nero, rendendo molto difficile un rinnovamento stilistico che interessasse il XXI secolo. Trovare poi un artista capace di immortalare New York City – probabilmente la città più fotografata e documentata al mondo – mi pareva una sfida ancora più estrema. Lavorando nella fotografia contemporanea da oltre vent’anni, mi sembrava impossibile imbattermi in un lavoro in bianco e nero che fosse insieme nuovo ma anche emozionante.

La singolarità del lavoro di Gabriele Croppi sta nel fatto che riesce a raggiungere una forma spoglia e fortemente evocativa calando figure solitarie in alcune delle zone più frequentate e caotiche della città. Croppi stesso sembra percepire la debolezza del mondo oggettivo e la risonanza interiore che i toni scuri e il vuoto sono in grado di raggiungere. Il colore nero, piuttosto dominante in questa serie dedicata a New York City, lungi dall’essere un mero elemento stilistico, agisce come un processo drammatico che risponde alla dichiarazione di Michaux.

La visione di queste immagini ci obbliga a soffermarci con ostinazione sui particolari delle stesse,  generando un effetto straniante ottenuto nella convinzione – sottolineata dall’artista stesso – che “nella fotografia la dimensione metafisica sia rafforzata da un linguaggio estremamente realistico o addirittura iperrealistico”. Fedele come sempre a un’estetica che rifiuti il formalismo tradizionale, Croppi ribadisce questa capacità di cogliere molteplici fenomenologie costruite su momenti di riferimento alla pittura e alla letteratura, con un senso di temporalità applicato mediante sovrapposizioni e collisioni di momenti contrastanti. Queste fotografie appaiono come microcosmi contenenti le nostre preoccupazioni sulla condizione umana: fantasmi con volti sfuggenti, passanti pietrificati, inghiottiti dalle ombre in uno spazio in cui sono entrambi vittime e sconosciuti al tempo stesso. Ancora una volta un paesaggio interiore. Ancora una volta il viaggio e il pensiero riguardanti lo spazio: espace du dedans”.

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