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ZURIGO- 05-11-2018- E' iniziato oggi, e si

attende per domani la sentenza, il processo d'appello che vede un sottufficiale svizzero imputato di lesioni colpose per i fatti avvenuti nel luglio del 2014, quando una donna siriana, al settimo mese di gravidanza, venne respinta dalla gendarmeria mentre stava cercando di andare in Germania in treno, la donna fu respinta al confine tra Francia e Svizzera e rimandata in Italia in treno dopo molte ore trascorse tra fermo per controlli e pratiche burocratiche, appena giunta a Domo, in Stazione, ebbe un collasso, venne portata al San Biagio dove abortì. Imputato è un sottufficiale delle guardie di confine di 58 anni, che deve rispondere all'accusa di aver negato il necessario aiuto medico. La donna siriana, che oggi ha 27 anni, ha spiegato che era palese che non stava bene, sui suoi pantaloni bianchi erano visibili tracce di sangue e suo marito e altri parenti chiesero ripetutamente di chiamare un'ambulanza. L'imputato ha sostenuto di non essersi accorto di nulla, di essersi reso conto che la donna stava male soltanto quando le persone che l'accompagnavano hanno dovuto caricarla a braccia sul treno per ritornare in Italia, ed ha perciò informato i colleghi italiani che sul treno c'era una donna incinta che stava male. In primo grado il sottufficiale è stato ritenuto colpevole di lesioni colpose, tentata interruzione di gravidanza e ripetuta inosservanza di prescrizioni di servizio. Il Tribunale militare 4 di Berna in primo grado lo ha condannato a sette mesi di detenzione, pena sospesa, e 60 aliquote giornaliere da 150 franchi, pure con la condizionale. Alcuni giorni dopo l'aborto a Domodossole venne celebrato il funerale della bambina nata morta, che è stata seppellita nel cimitero domese.

 

 

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