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olrando leoluca palermo

VCO-02-01-2019- Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando,

ha deciso di non applicare il cosiddetto Decreto Sicurezza sugli immigrati. Abbiamo chiesto al giudice Crapanzano qualche chiarimento.


Giudice Crapanzano, il sindaco di Palermo avrebbe ordinato all'anagrafe del Comune di Palermo di non applicare il Decreto Sicurezza. Può farlo?
Apprendo dagli organi di stampa che il sindaco di Palermo con un'ordinanza del 21 dicembre avrebbe ordinato all'ufficio anagrafe, in attesa di meglio controllarne gli aspetti giuridici, di non applicare il Decreto Sicurezza. Prima di risponderLe, le ricordo che la norma in questione è quella contenuta nell'art. 13 del Decreto-Legge 113/2018 convertito nella Legge 132/2018. In pratica, adesso, il permesso di soggiorno degli immigrati costituisce titolo per il documento di riconoscimento, ma non è più titolo per l'iscrizione anagrafica e quindi per la concessione della residenza; adesso è previsto solo un domicilio. Non avendo la residenza, l'immigrato non può accedere a determinati servizi.
Per rispondere alla Sua domanda, ammesso che la notizia sia vera, il sindaco di Palermo non può assolutamente decidere per i fatti suoi se una legge è buona o è cattiva. Se venisse confermata la notizia, ci troveremmo di fronte a un fatto di una gravità inaudita che deve subito essere stigmatizzato e punito legalmente.


Il sindaco di Palermo e gli altri sindaci che lo seguono rischiano azioni legali?
Beh, se ha effettivamente emesso quell'ordinanza, si prospettano tre diverse applicazioni legali e una di carattere etico.
Dal punto di vista amministrativo, l'ordinanza può essere impugnata entro trenta giorni al Tar Sicilia per la sua immediata sospensione e conseguente annullamento. Infatti, secondo me,  ne mancano assolutamente i presupposti di urgenza e di tutela dell'ordine pubblico.
Dal punto di vista civile, qualunque cittadino potrebbe chiedere al sindaco di Palermo un risarcimento del danno morale per l'immagine che si darebbe al Comune di Palermo a seguito dell'ordinanza.
Dal punto di vista penale, la questione è molto più complessa. Il sindaco Le ricordo che è un Ufficiale di Governo ed è titolare di diritti, ma soprattutto del dovere, come ogni altro cittadino, di applicare la Legge. Non compete certo al sindaco di Palermo interpretare a suo piacimento una legge solo perché non la condivide. Viviamo in uno Stato di Diritto e la Legge va applicata sempre e comunque. Se poi qualcuno non la condivide, può davanti a un giudice chiedere che sia la Corte costituzionale a decidere se la Legge è o meno conforme alla Costituzione. Dubito che il sindaco di Palermo non sappia che la Legge è uguale per tutti e soprattutto per lui che ha un ruolo importante e istituzionale. Ma Lei riesce a immaginare se chiunque, dall'oggi al domani, decide di non applicare una Legge perché non gli piace? Di cosa stiamo parlando?
Dal punto di vista etico e morale, non Le nascondo fortissime perplessità sul fatto che un sindaco possa decidere, motu proprio, di non applicare una legge, creando un precedente gravissimo che andrebbe senz'altro perseguito legalmente secondo le norme del  nostro ordinamento.

Cosa può fare il responsabile dell'Ufficio anagrafe del Comune di Palermo?
Il responsabile dell'Ufficio anagrafe del Comune di Palermo può non eseguire l'ordinanza del sindaco perché è contraria alla legge invocando l'art. 51, comma terzo, del codice penale. Se invece esegue l'ordinanza, è giusto che anche lui venga perseguito per legge, secondo le norme previste nel nostro ordinamento.

 

 

 

 

 

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