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VCO - 03-12-2019 - I lettori di Ossola24.it hanno conosciuto Suor Marcella Catozza, missionaria della Fraternità Francescana di Busto Arsizio da anni impegnata ad Haiti, la scorsa estate, quando è venuta a Cuzzego con 23 bambini haitiani, ospite del parroco don Paolo Cavagna, suo amico da tempo. Ora Suor Marcella sta nuovamente cercando di portare in Italia i piccoli orfani, ospiti del “Vilaj Italyen” da lei fondato nel 2005 a Waf Jeremie, grande baraccopoli di 70 mila abitanti alla periferia di Port Au Prince, capitale del Paese. Non è per un semplice periodo di soggiorno, come l’estate scorsa, ma per sottrarli all’inferno di violenza e fame cui sarebbero condannati se restassero ad Haiti. Sono pochi i mass media che parlano della situazione ormai esplosiva in cui versa il Paese caraibico: bande armate, assolutamente padrone del territorio, imperversano, si fanno la guerra e saccheggiano ovunque a loro piacimento, approfittando del caos e delle proteste indette dall’opposizione politica. Anche la missione di suor Marcella è stata attaccata e derubata di tutto, persino del cibo che doveva servire agli orfani e dei materassi su cui dormivano; lei stessa ha subito minacce. Il mensile italiano “Tempi”, che ha ospitato fra l’altro un’intervista alla religiosa, ha descritto la situazione insostenibile creatasi ad Haiti fra connivenze politiche con le bande armate, silenzio mediatico imposto da interessi politici internazionali, tentativi di destabilizzazione. Le testimonianze delle ultime settimane parlano di gente decapitata, cadaveri bruciati, donne violentate, centinaia di case saccheggiate e bruciate. Dentro la missione, durante gli scontri armati i volontari e i bambini sono rimasti senz’acqua potabile per 48 ore; gli operatori non hanno potuto uscire e ricevere il cambio dai loro colleghi per una settimana. La clinica che operava all’interno della struttura è chiusa dal 31 agosto per mancanza di fondi ed è stata anch’essa svuotata di tutto. Suor Marcella a Cuzzego 17 giu 2018

Ma in questo caos, come la stessa missionaria ha raccontato nelle poche interviste rilasciate a giornalisti italiani, non è mai venuto meno il clima di accoglienza all’interno del “Vilaj Italyen”: un vero miracolo. Ora, proprio l’aggravarsi della situazione haitiana ha reso più urgente la realizzazione di un progetto che Suor Marcella ha in mente fina dal 2015: portare i bambini un po’ più grandi in Italia a studiare, a formarsi per potere un giorno rientrare nel loro Paese e dare il loro contributo al suo sviluppo. Se rimanessero ad Haiti dovrebbero abbandonare gli orfanotrofi una volta raggiunta l’età prevista dalle leggi locali e finirebbero per  strada, preda delle bande criminali. Per questo la Fondazione Via Lattea Onlus, creata da Suor Macella, sta cercando di ottenere i visti per portare in Italia 35 orfani haitiani; saranno ospitati in “Casa Lelia”, una struttura che la Fondazione possiede a Cannara, vicino ad Assisi, dove i bambini sono già stati ospitati per qualche giorno la scorsa estate. In caso di necessità alcuni di loro potranno essere ospitati anche in Spagna. Il progetto di Suor Marcella è di accompagnare i bambini in Italia e dare loro una formazione adeguata, continuando a gestire da qui la missione ad Haiti. L’impegno della Fondazione Via Lattea si sviluppa su due fronti in contemporanea; occorre infatti comprare tutto il necessario per ospitare i bambini a Casa Lelia, ad esempio cibo e vestiti; ma occorre anche ricomprare ciò che è stato sottratto al “Vilaj Italyen” di Haiti. Chi fosse interessato ad aiutare Suor Marcella può inviare il suo contributo al conto corrente di Fondazione Via Lattea Onlus, sulla Banca Popolare di Sondrio, IBAN: IT85R0569622800000021115X46;      BIC/SWIFT: POSOIT22XX.   Come causale si può indicare “Per la Kay Pe Giuss”, se si vogliono indirizzare i fondi ad Haiti oppure “Progetto Casa Lelia” se si vuole sostenere direttamente la struttura qui in Italia. In alternativa, si possono indicare causali più generiche, come “Contributo all’opera di suor Marcella”, oppure “Per le necessità della fondazione”.  
Mauro Zuccari

 

 

 

 

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