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costa stefano

VCO - 09-01-2019 - Riprendendo

l'appello di alcune imprese ad evitare le procedure di dissesto della Provincia, l'ex presidente Stefano Costa ricostruisce in un articolato intervento su FB, le tappe e i motivi che hanno portato l'ente al fallimento.  

Situazione provincia...un po’ di chiarezza:
capisco il clima pre-elettorale ma condivido la preoccupazione delle ditte creditrici nei confronti della provincia in merito alla paventata dichiarazione di dissesto, evitata a fatica dal 2014 a oggi e proposta dal Presidente Lincio a poco più di 2 mesi dal suo insediamento, ma ritengo corretto precisare alcune cose:
- il tracollo dei conti si è palesato a partire dal 2012 (governo Monti) grazie a diverse manovre che hanno sottratto risorse a comuni e province (contributo alla spesa pubblica) per risanare i conti dello stato, a danno principalmente delle funzioni fondamentali attribuite dallo stato ovvero strade e scuole.
- questi tagli hanno messo in ginocchio per prime le province che pativano mancanze strutturali già dalla loro nascita perché caratterizzate da poca popolazione e territori estesi. Segnatamente Vibo Valentia e Biella andarono in dissesto, Potenza, Chieti, Imperia, Ascoli e Vco in procedura di riequilibrio.
- la richiesta di approvazione del piano di riequilibrio è tuttora in valutazione da parte del Ministero dell’interno ed è stata rimodulata due volte nell’entità (da 2,5 Ml nel 2014 a 7,5 Ml nel 2017 e da 4 anni a 10 anni con attuale scadenza 2023).
- l’amministrazione da me presieduta ha ritenuto opportuno evitare il dissesto per rispetto del territorio e delle imprese impegnate a garantire il prosieguo dei servizi e di conseguenza creditrici nei confronti dell’ente, sapendo che in caso di dissesto si sarebbe innescata una vera e propria procedura di concordato fallimentare che avrebbe garantito alle stesse il 30/40 % del dovuto.
- le funzione delegate dalla Regione Piemonte tra il 2012 e il 2014 vennero coperte solo per un terzo del dovuto dall’amministrazione Cota e ripristinate nella loro totalità dalla giunta Chiamparino nel 2015.
- i canoni demaniali sono stati assegnati, nella misura di 4 Ml nel 2010 e nel 2011 dalla giunta Cota (vedi maglietta Cota 4 Bresso 0 relativa all’azzeramento che si era verificato nel 2009) poi 4 Ml promessi e non dati (con lettera Ass. Quaglia) nel 2012 e 4+4 né promessi e né dati nel 2013 e 2014 ma spesi dalla giunta Nobili e ora oggetto di ricorso al TAR del Piemonte promosso dalla mia amministrazione.
- la situazione critica di cassa si è sempre risolta con trasferimenti di cassa regionali e con anticipazione delle banche indispensabile per poter pagare stipendi e costi fissi perché le entrate proprie della provincia (RC auto e IPT) da due anni vengono trattenute interamente e direttamente dall’Agenzia delle Entrate per far fronte a quanto previsto dalle varie manovre di concorso alla spesa pubblica, prelievi che sono terminati al 31.12.2018.
- la Regione oltre ad aver ripristinato il dovuto sulle funzioni delegate ha previsto per il triennio 2018,19 e 20 uno stanziamento pari a 4 Ml di euro sulla specificità montana.
Concludendo, al netto della causa intrapresa contro la Regione sui canoni, la responsabilità vera di questa situazione è ascrivibile prima di tutto ai governi, prima di csx e ora di Cdx che non sono ancora riusciti a porre rimedio in modo strutturale ad una situazione che ha svuotato di risorse un ente continuando a pretenderne il mantenimento dei servizi. La situazione generale è destinata a normalizzarsi vista la fine dei tagli sopra descritta ma credo il Presidente Lincio debba riflettere bene prima di mettere in ginocchio un territorio considerato che anche nell’ultima legge di bilancio il governo giallo verde si è rifiutato di prevedere un fondo specifico di 30 Ml di euro per le province più in difficoltà che era stato richiesto a gran voce dall’Unione delle Province Italiane UPI.
Grazie per l’attenzione

 

 

 

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