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DOMODOSSOLA - 08.02.2019 - Le dighe e i grandi impianti idroelettrici

diventeranno proprietà delle Regioni quando scadranno le concessioni rilasciate negli ultimi cento anni dallo Stato italiano. Lo prevede l'articolo 11-quater del Dl semplificazione approvato ieri dalla Camera dei Deputati. Modificando il decreto legislativo 79 del 16 marzo 1999, la nuova norma prevede che alla scadenza delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e nei casi di decadenza o rinuncia, tutte le opere di raccolta, di regolazione e di derivazione, principali e accessorie, i canali adduttori dell'acqua, le condotte forzate e i canali di scarico passino, senza compenso, in proprietà delle Regioni, in stato di regolare funzionamento. Un cambiamento molto complesso, che impegnerà le Regioni italiane a legiferare in materia entro un anno. Dovranno stabilire come mettere a gara le concessioni, ma anche come vengono acquisite a patrimonio delle Regioni queste opere.

Un percorso non semplice, nel quale si dovranno evitare rischi di ricorsi, contrasti tra concessionario uscente e nuovo operatore, nonché contenziosi legali che rischierebbero di bloccare la macchina per anni. Il tema acqua è già in Italia e in Europa tra i più caldi, sia per quanto riguarda la produzione energetica da dighe, invasi, impianti piccoli o grandi su acqua fluente, sia per la gestione dell'idropotabile. Il faro deve rimanere la libera concorrenza con regole chiare, evitando anche le "colonizzazioni" degli impianti italiani, distribuiti sul Alpi e Appennini, da parte di colossi dell'energia (e non solo) multinazionali, che potrebbe avvenire vista la necessità di complesse gare europee per la riassegnazione delle concessioni. Sul tema, saranno certamente necessari approfondimenti volti anche a individuare quale sarà il ruolo dei Comuni.

Oggi, oltre ai canoni che i concessionari versano annualmente alle Regioni, sono previsti i "sovracanoni" destinati ai Comuni, secondo quanto scritto nella legge 959 del 1953. Il nuovo articolo 11-quater del Dl obbliga le Regioni a destinare il 60% dei canoni incassati alle Province, non citando però il ruolo dei Comuni ove hanno sede impianti ovvero attraversati da condotte e toccati da altre opere. Saranno le Regioni, secondo il nuovo dispositivo, a fissare il canone, che Uncem si augura possa essere compatibile con lo "storico" sovracanone destinato agli Enti locali e non sostitutivo. Per i piccoli Comuni, i sovracanoni oggi sono un entrata fondamentale, una posta decisiva nel bilancio, ben superiore a quanto trasferito in forma ordinaria dallo Stato.

 

 

 

 

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