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VCO - 08-02-2019 - Non si sa ancora se i due lupi segnalati in Ossola abbiano intenzione di restare, ovvero se si tratta di una presenza che potrà radicarsi o si tratti invece solo di animali di passaggio, come capitato negli anni passati. Per quel che sappiamo, e per quel che non sappiamo "perché chissà quante tracce non sono mai state scoperte", afferma il maggiore Andrea Baldi, comandante del reparto Carabinieri Forestali del Parco nazionale della Val Grande. "Se restassero sarebbe un arricchimento per il territorio, e allora ancora di più è importante far leva sulla percezione del lupo, fare in modo che questa presenza non crei conflitti". "Intanto va rimarcato che il lupo è un animale assai dinamico, quindi per definirne una presenza stabile occorrono dati consolidati nel tempo. E' un predatore naturale - aggiunge il maggiore - che trova il suo cibo nella fauna selvatica di cui abbondiamo. Possiamo dire che è un elemento di equilibrio. Quindi la sua presenza va vissuta dal territorio con consapevolezza e rispetto: così come non disturbiamo i cinghiali o i cervi e non tocchiamo una vipera, allo stesso modo dobbiamo tenerci a distanza dal lupo". Di ritorno alla Calabria, dove nell'ambito delle sue funzioni ha portato l'esperienza maturata sulle Alpi nell'antibracconaggio, il maggiore Baldi porta proprio l'Appennino calabrese ad esempio di una convivenza con il lupo che non deve creare allarmismi o isterie: "In Aspromonte ci sono diversi branchi. Uno dei tanti è particolarmente numeroso, contando 13 esemplari. In montagna trovano abbondanti risorse come prede selvatiche e non causano danni. Un dato significativo". Insomma, non è detto che il lupo, animale schivo per eccellenza,  preferisca le pecore, soprattutto in territorio ricco di fauna come il nostro: "Con i pascoli a norma, i recinti antilupo, i cani da guardiania non c'è alcun problema. Lo dicono le cifre: negli ultimi anni abbiamo assistito ad un considerevole aumento dei lupi sull'Appennino e sulle Alpi meridionali (nel cuneese)  ma grazie ai presìdi e ai dissuasori gli attacchi alle greggi sono crollati".
Nel VCO, nelle aree protette ma non solo, la rete di monitoraggio degli animali selvatici è ben strutturata, ne fanno parte: Carabinieri Forestali,  Polizia Provinciale, guardaparco delle Aree protette dell’Ossola e del Parco Nazionale della Val Grande. Tra i "most wanted" di questi attenti conoscitori e soprattutto tutori del territorio c'è la lince, sulla cui presenza in Val Grande da tempo s'inseguono voci: "Speriamo ci sia - chiosa Baldi - d'altronde qualche esemplare di passaggio potrebbe essere stato avvistato". Ma questo è un altro capitolo: ci basti sapere, quando osserviamo anche da lontano la bellezza dei boschi valgrandini, che da qualche parte potrebbe trovarsi un magnifico felino. Da rispettare, così come tutti i selvatici, se vogliamo dirci rispettosi della terra nella quale viviamo. 

Antonella Durazzo

 

 

 

 

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