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Stefania donati centro

DOMODOSSOLA -7-6-2019 - Non sono molte le allenatrici di calcio in Italia. Domodossola può vantarsi di averne una: Stefania Donati, assistente tecnico all’Istituto Marconi Galletti Einaudi, dal 27 maggio scorso è regolarmente abilitata come “Allenatore professionista di seconda categoria”. Ha frequentato il corso “Uefa A” a Coverciano; 192 ore al Centro Tecnico Federale, tra il 4 marzo e il 9 maggio, poi l’esame finale insieme ad altri 46 uomini e a una sola donna, Melissa Marchetti di Senigallia. Adesso potrà allenare qualunque formazione di calcio femminile e giovanile; potrebbe anche approdare, come seconda allenatrice, alle squadre maschili di serie B e serie A. Donati è l’unica allenatrice professionista del VCO. Era già abilitata come “Allenatore di base Uefa B”; per poter diventare prima allenatrice anche nelle serie maggiori maschili dovrebbe conseguire l’abilitazione “Uefa Pro”. I “patentini” sono differenziati fra calcio maschile e calcio femminile perché quest’ultimo non è considerato sport professionistico, neppure in serie A: le giocatrici non sono pagate, spiega Stefania, neppure se giocano in Nazionale. Questo accade non solo nel calcio, ma anche negli altri sport. Nelle serie minori, spiega ancora Donati, le atlete non solo non prendono soldi, ma ci rimettono di tasca propria. “Ho cominciato a giocare a 19 anni – racconta –  in serie C femminile, nel Dormelletto. La serie C femminile è un campionato di livello regionale: è il massimo cui sono arrivata perché intanto lavoravo, perciò non potevo fare grossi spostamenti. Ho giocato anche in Lombardia, nel Gallarate: quando andavo a fare gli allenamenti arrivavo a casa a mezzanotte o all’una, poi al mattino dovevo essere a scuola a lavorare. Questa è passione!” Insegnante di Chimica all’I.P.S.I.A. “Galletti”, poi assistente tecnico del laboratorio di Chimica e successivamente di Informatica, Donati ha girato parecchi istituti piemontesi, dall’I.T.I. “Omar” di Novara all’I.T.I.S. “Leonardo da Vinci” di Borgomanero, all’attuale sede di Domodossola. “Ho giocato dal 1992 – 93 fino al 2009; ho girato diverse squadre, l’ultima è stata l’Azzurra VCO di Domodossola. Facevamo trasferte la domenica in tutto il Piemonte: allora le squadre femminili erano poche. Adesso sono più numerose; forse si riesce ad organizzare due gironi diversi in serie C, ma allora era unico in tutta la Regione.

Ma quando è nata in lei la passione per il calcio?A sette anni vedevo i miei amici giocare a pallone ai giardini pubblici – racconta - Ho iniziato con loro, mi piaceva. Ma ho fatto anche altri sport: sette anni di Judo, fino a diventare cintura marrone; ho fatto atletica leggera, corsa in montagna con il Gruppo Sportivo Alpini, corsa campestre. Nella corsa in montagna sono arrivata terza ai campionati nazionali nei primi anni ’80. Da bambina ero l’unica femmina a giocare con i maschi; poi è arrivata anche qualche compagna, come Claudia Pinarel, figlia dell’allenatore del Montecrestese e sorella di Stefano, calciatore della Juventus. Io e lei facevamo corsa insieme”. Come reagivano i maschi? “Fino a 10 – 12 anni mi volevano tutti in squadra perché ero fortissima, scartavo tutti – risponde Donati – Le arti marziali e la corsa mi aiutavano a irrobustirmi; io poi mi allenavo tante ore tutti i giorni. Poi è arrivata la pubertà e allora sono emerse le differenze rispetto ai maschi. Anche dopo non ho incontrato discriminazioni. Entrando nel calcio femminile le ho viste, perché le ragazze non vengono pagate come i ragazzi. Mi ricordo, ad esempio, nel Pombia: la squadra maschile era in Eccellenza e i ragazzi prendevano soldi; quella femminile ha vinto il campionato di serie D, poteva andare in serie C ma solo le ragazze più brave ricevevano un rimborso spese per la benzina, le altre neppure quello.” E nel mondo degli allenatori? “Nei primi tempi i nostri allenatori erano i meno validi perché quelli più preparati prediligevano le squadre maschili – risponde Donati – Molte squadre femminili si scioglievano dopo pochi anni. Adesso è diverso: si stanno creando nuove società, le grandi società professionistiche hanno tutte la squadra femminile o spingono per crearla. Anche nelle serie minori c’è un’evoluzione positiva: il calcio femminile è più seguito e pubblicizzato. Anche nel VCO ci sono eventi promozionali, anche se qui da noi c’è ancora la tendenza dei genitori a deviare le bambine verso altri sport. In pianura sono più aperti mentalmente.” Com’è iniziata la carriera da allenatrice? “Quando ho smesso di giocare – racconta Donati – Franco Gamba, presidente del Masera Calcio mi ha proposto di allenare la squadretta femminile. Potevo farlo anche senza il “patentino”. Nel 2013 – 14 la squadra è arrivata quinta nel campionato di serie D e ha disputato la finale di Coppa Piemonte. Poi a causa di divergenze con il Presidente si sono interrotti i rapporti e ho deciso di prendere il patentino “Uefa B”; i corsi sono organizzati a livello regionale, allora sono dovuta andare a Vercelli, viaggiando da sola per un mese e mezzo per frequentare le 144 ore previste.” Da tre anni Stefania Donati sta allenando i “piccoli amici”, cioè i bambini di 5 o 6 anni della Juve Domo. “Sono tutti maschi – dice - non ci sono bambine. Fino a 11 o 12 anni possono giocare insieme, poi con la pubertà devono dividersi. Se ci si abitua a giocare con i maschi quando si approda al calcio femminile si vede la differenza a livello tecnico, tattico e fisico; siccome i maschi sono più veloci e hanno maggior tecnica, le ragazze che iniziano insieme con loro risultano più preparate”. Per il futuro, cosa si prospetta? “Progetti ce ne sono, tanti – risponde – nel calcio giovanile o in una squadra femminile. Voglio mettere in pratica e a trasmettere tutto ciò che questo corso mi ha insegnato. Non è da molto tempo che sono entrata nel settore, devo ancora farmi conoscere; ben vengano delle nuove proposte, non mi pongo limiti. Lo sport è vita, per tutti, deve dare gioia, a prescindere da categoria, sesso ...Donati prosegue ringraziando chi l’ha sostenuta: “La Juventus Domo, che mi ha dato la possibilità di frequentare il corso quando glie l’ho chiesto. Anche il Dirigente scolastico e la Dirigente amministrativa della mia scuola, che mi hanno consentito di utilizzare i miei giorni di ferie per frequentare le lezioni a Coverciano, tre giorni alla settimana. Penso che se lavorassi in una fabbrica non mi sarebbe stato concesso”.

Mauro Zuccari

(Foto: Stefania Donati al centro)

 

 

 

 

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