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VCO- 30-06-2019- Sul caso della Sea Watch-3 e sulle implicazioni giuridiche abbiamo chiesto all’avv. Carlo Crapanzano 

Ieri notte la comandante della Sea Watch-3 ha forzato il blocco ed è entrata nel porto di Lampedusa ed è stata arrestata e messa agli arresti domiciliari. Dal punto di vista giuridico cosa rischia?

Da quanto apprendo dagli organi di stampa, la comandante è stata arrestata in particolare per la violazione dell’art. 1100 del codice della navigazione, ma credo che sia indagata anche per altri presunti reati. 

Cosa prevede l’art. 1100 del codice della navigazione?

Il codice della navigazione è in vigore dal 1942. In particolare, l’art. 1100 prevede che quando il comandante di una nave commette atti di violenza o resistenza verso una nave da guerra italiana, rischia da 3 a 10 anni di reclusione. A quanto pare, nel forzare il blocco, la comandante della Sea Watch-3 avrebbe “stretto” una motovedetta della Guardia di Finanza che si era frapposta tra la Sea Watch e la banchina del porto così violando l’art. 1100. E’ stato ipotizzato anche il reato di tentato naufragio previsto dall’art. 428 del nostro codice penale e che prevede una pena da 5 a 10 anni di reclusione perché stringendo la motovedetta poteva provocare il suo affondamento mettendo a rischio la vita delle nostre forze dell’ordine. 

La comandante però da tre giorni aveva invocato lo stato di necessità. Può spiegarci di che si tratta?

Lo stato di necessità fa parte di una serie di comportamenti ritenuti dal nostro codice penale tali da evitare la condanna (come è per esempio la legittima difesa). In particolare, l’art. 54 del nostro codice penale prevede che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. 

Quindi se fosse ritenuto applicabile lo stato di necessità, la comandante non verrebbe condannata?

Sarà la magistratura a valutare correttamente la presenza o meno dello stato di necessità. Tuttavia, esprimendo un’opinione del tutto personale, ritengo che la legge è chiara: il pericolo alle persone deve essere attuale per evitare verso di loro un grave danno. Nel caso di cui trattiamo, non credo vi fosse alcun pericolo attuale perché era garantita comunque l’assistenza sanitaria e alimentare (tanto è vero che le persone che stavano male sono state autorizzate a scendere e sono state ricoverate). Non solo. Lo stato di necessità è applicabile purché chi lo chiede non ha provocato volontariamente proprio quel pericolo e nel caso che stiamo trattando è stata la Ong e per essa la comandante a creare questa situazione. Vedremo cosa deciderà la magistratura. 

Secondo lei, sono ravvisabili altri comportamenti che implicano altre conseguenze?

Dal 15 giugno è in vigore il Decreto-Legge 53, il cosiddetto decreto sicurezza-bis. Sono state introdotte novità e la Sea Watch-3 rischia una sanzione da 10 mila a 50 mila euro e sarà il Prefetto di Agrigento eventualmente ad emetterla. La nave deve essere sequestrata e si rischia anche la confisca. La cosa interessante del decreto sicurezza-bis è che la competenza di fatto è stata spostata dal ministero dei trasporti al ministero dell’interno. Infatti l’art. 83 del codice della navigazione affida al ministro dei trasporti la competenza a vietare o limitare il transito o la sosta di navi, ma adesso l’art. 1 del decreto sicurezza-bis affida al ministro dell’interno tale competenza sovrapponendo di fatto tale potere a quello del ministro dei trasporti. Da una prima interpretazione, e per evitare sovrapposizioni, direi che adesso il ministro dei trasporti mantiene tale competenza solo per le navi mercantili.

 

 

 

 

 

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