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VCO - 20-01-2020 - Lo hanno chiamato

Blue Monday (lunedì triste), oggi, terzo lunedì del mese di gennaio ovvero il giorno più triste dell'anno. Inverno pieno nell'emisfero boreale e giornate di feste troppo distanti ancora per indurre a concreti pensieri di fuga. Inoltre il salario mensile non è ancora arrivato, i debiti accumulati nelle festività non sono ancora saldati, i buoni propositi per l'anno nuovo sono già falliti, i livelli motivazionali sono al lumicino ma non si riesce a reagire. E c'è anche chi dice che in questo periodo dell'anno aumentano le richieste di divorzio. Insomma, anche se non si hanno motivi particolari per essere tristi, oggi ci dicono che bisogna esserlo. Troppo ghiotta la storia del Blue monday per non fare il giro di tutti media, peccato che  la base scientifica di questa teoria è parecchio labile, per dirla brutalmente alla scienza non si avvicina neanche un po'. Il concetto, apprendiamo da Wikipedia: "E' stato originariamente reso pubblico nel 2005 all'interno di un comunicato stampa del canale televisivo britannico Sky Travel, in cui si affermava di avere calcolato la data utilizzando un'equazione. L'individuazione di questa data viene attribuita a Cliff Arnall, psicologo presso l'Università di Cardiff. In un articolo apparso su The Guardian, il medico e divulgatore britannico Ben Goldacre riportò che il comunicato stampa venne sottoposto sostanzialmente in forma già scritta a diversi accademici dall'agenzia Porter Novelli, la quale offrì loro del denaro per farne assumere la paternità. Successivamente lo stesso giornale pubblicò un comunicato con il quale l'Università di Cardiff prendeva le distanze da Arnall".

Siamo d'accordo che ciascuno qualche motivo d'essere triste lo trova sempre, ma davvero vale la pena ricordarci d'esserlo? Guardiamo avanti, piuttosto, tra 61 giorni sarà primavera...

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