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VCO - 25-03-2020 -- Spazi troppo stretti

per mantenere le distanze sicure, dispositivi di protezione individuale mancanti, merci trasportate che nulla hanno a che fare con l'emergenza Covid o con le necessità della gente, come ad esempio le cartucce da fucile. E' la situazione del trasporto merci su rotaie illustrataci da un operatore. Tangibile la preoccupazione di questo lavoratore per la sua salute e quella dei suoi cari.  

Sono un dipendente di un azienda ferroviaria cargo multinazionale operante nel nord italia, anche in Ossola.
Da quando è iniziata l’epidemia in Italia (con l’istituzione della zona rossa di Codogno) abbiamo iniziato a richiedere maggiori tutele in termini dpi (gel mani, guanti monouso, mascherine). Richieste ignorate, non ottenevamo neppure risposte.
La criticità della situazione cresceva e le risposte e i provvedimenti non arrivavano.

Il nostro lavoro ci espone a rischi reali e concreti per diversi motivi. In locomotiva il personale di macchina è costretto in ambiente confinato per tutta la durata del turno, ad una distanza inter personale reciproca al di sotto del metro.
Ma la situazione più grave non solo per noi operatori, ma per la diffusione del contagio a livello europeo, è rappresentata dal traffico "Rola" (autostrada viaggiante). A Novara vengono caricati i camion sui treni, gli autisti vengono accomodati nella carrozza cuccetta (con relativo personale cuccettista) e procedono fino a Friburgo in Germania. E ovviamente ciò avviene anche nel senso opposto.
Questi autisti provengono e viaggiano in ogni angolo d’Europa.
L’unica misura cautelativa disposta da parte aziendale è stata quella di alloggiare “solo” due autisti per cuccetta. Non avvengono controlli della temperatura corporea prima dell’imbarco, non avvengono le sanificazioni, non vengono consegnate mascherine e guanti. Come ben potrai immaginare le dimensioni della cuccetta sono estremamente ridotte, uno spazio che deve essere condiviso da due persone per un viaggio che, al netto di eventuale ritardo, dura dieci ore. Oltre alle cuccette tutti gli occupanti della vettura (sedici persone in totale) condividono gli spazi comuni come la piccola area ristoro e i bagni.

Queste continue situazioni, il più totale menefreghismo aziendale, la totale assenza per noi lavoratori di dpi, ha spinto qualcuno ad inviare missive a vario titolo a giornali on line locali e a fare pressione sulla componente sindacale.
Una sola sigla ci ha ascoltato e ha provveduto ad inviare segnalazione alle ats competenti nonché alle prefetture (lo scrivente ha allegato i documenti relativi ndr).
La Prefettura di Milano ha dato riscontro in modo estremamente celere intimando la parte datoriale a porre immediato rimedio.
L’azienda ha, nonostante ciò, continuato la produzione senza fornirci nessuna tutela.
Oggi anche l’Ats Insubria si è mossa chiedendo in tempi celeri risposte ai quesiti da loro posti.

Noi abbiamo paura! Per noi e per i nostri famigliari.
Stiamo tutti continuando a lavorare a dimostrazione che vogliamo che il nostro aiuto sia attivo per la risoluzione di questa emergenza nonostante fino ad oggi non siamo stati ascoltati, ma vogliamo tutele.
Vogliamo continuare a trasportare tutti i beni necessari, e non le materie assolutamente inservibili (ci capita di trasportare cartucce per armi, esplosivi a solo titolo esplicativo).

Sono certo che la questione sia di interesse collettivo.

 

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