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Crochi Alpe Veglia

VARZO - 13-04-2020 -- Una riflessione

di Vittoria Riboni, presidente dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola dedicata alle nostre montagne ed al loro futuro.

Come è noto le aree montane soffrono da anni lo spopolamento ed il conseguente rischio di desertificazione commerciale. L’effetto diretto è l’aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico diffuso a causa della mancata manutenzione capillare del territorio che ha caratterizzato invece la montagna nelle epoche passate. Questo fenomeno non è totalmente slegato da quello che avviene nelle aree urbane, durante i grandi eventi alluvionali, e che le statistiche ci dicono essere sempre più frequenti. La forzante infatti non è solo dovuta ai cambiamenti climatici ma, in parte, anche a quello che non avviene più in montagna: la mancata gestione dei pendii, dei boschi e della vegetazione in generale contribuisce, durante le alluvioni, al materiale solido che i corsi d’acqua portano fino a valle. Si può dire insomma, enfatizzando il concetto, che quello che non “raccoglie” l’uomo in montagna finisce in città attraverso le vie d’acqua. Se siamo alla ricerca di un equilibrio, i destini della montagna e della città vanno insomma osservati nel loro insieme.

Da queste considerazioni nasce quindi la riflessione sulla centralità della presenza dell’uomo e della sua opera diffusa sul territorio. Riabitare i comuni montani diventa un obiettivo strategico che porta a tre benefici essenziali: la gestione del patrimonio semi-naturale (gestione ambientale), la custodia del paesaggio attraverso il lavoro agricolo, il miglioramento dell’accoglienza turistica (il cosiddetto turismo sostenibile).
(da la newsletter Aree protette Ossola)

 

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