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b tanzio varallo collegiata orchestra

DOMODOSSOLA – 13-06-2016- Musica domenica in Collegiata per festeggiare il quattrocentesimo anniversario della realizzazione del dipinto “San Carlo Borromeo comunica i malati di peste” di Antonio d'Enrico, detto Tanzio da Varallo o anche Caravaggio dei monti, come indicò il critico Giovanni Testori. Il Lions domese ha deciso di dare più “respiro” e visibilità all'opera spostandola da una posizione laterale ad una centrale della cappella di San Carlo, e l'associazione Mario Ruminelli ha inserito l'evento nell'ambito del terzo appuntamento della sua prima stagione musicale nel Borgo della Cultura, e così è nato il connubio tra musica e arte: “La serata – ha spiegato il vicepresidente dell'associazione Ruminelli, Antonio Pagani - nasce dal desiderio di celebrare degnamente Tanzio da Varallo. Si tratta di un'opera spettacolare che abbiamo in Collegiata dal 1616, che si trovava in una posizione nascosta. Attraverso un intervento sostenuto economicamente dal Lions il quadro è stato posizionato sopra l'altare”. Il critico Paolo Negri ha tracciato poi un'ampia biografia di Tanzio da Varallo e ha illustrato l'opera. Il folto pubblico ha apprezzato il concerto del soprano Federica Napoletani e del contralto Monica Delfina Morellini con la Corale Santa Cecilia della Collegiata di Domodossola, l'Ensemble vocale “Clemente Rebora” di Omegna e il gruppo vocale “Il Convivio Rinascimentale” della Cappella Musicale del S. Monte Calvario, accompagnati da Silvia Arfacchia al violino, Anselmo Quartagno al flauto, Valentina Bionda al violoncello, Roberto Mattei al contrabbasso e dall'organista Adriano Alberti Giani. Direttori dei cori sono stati Manfred Nesti e Umberto De Petri. Il momento musicale ha voluto ricordare l’attività del lombardo Alfonso Bamfi che nel 1655 pubblicò una raccolta di composizioni dedicate a Guglielmo Silva, di cui fa parte la Missa Brevissima, dichiarandosi “Organista del regio Borgo di Domo d’Ossola”. L'opera “San Carlo comunica gli appestati” (olio su tela, cm. 258x156), commissionata per la cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento della Collegiata di Domodossola, intitolata a San Carlo, fu collocata nel 1616 e risulta essere la prima opera dell’artista valsesiano dopo il ritorno in patria dal viaggio che, dal 1600 al 1615, lo portò nel centro e nel sud dell’Italia. Il dipinto raffigura in primo piano il celebre episodio nel quale, durante la peste del 1576, San Carlo Borromeo somministrò la comunione ai contagiati mentre sullo sfondo è rappresentato l’episodio dell’incontro del Santo con gli appestati. Sulla tela rimasero impressi i volti di componenti delle famiglie domesi più in vista quali i Capis, Pattoni che attorniano San Carlo con il volto corrugato e sofferente su un piedistallo marmoreo nell'atto di comunicare un appestato.

 

 

 

 

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