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b christo ecole ombrelloni

DOMODOSSOLA- 01-11-2016- Ancora un'importante iniziativa culturale a Domo grazie all'’École des Italiens – Museo Immaginario, che presenteranno l'opera di Christo, The Umbrellas (Joint Project for Japan and USA), 1987, painted photograph, cm 35,5x28 dalle ore 11 alle 13, in via Mellerio 2 (Catalogo Mme Webb Editore). L'opera resterà esposta sino a gennaio 2017: “ All’alba del 9 Ottobre 1991, a Ibaraki Giappone e in California, 1.880 operai insieme a Christo e  a Jeanne-Claude cominciarono l’apertura di 3.100 ombrelloni- spiegano dall'Ecole- quest’opera d’arte temporanea Giappone-Stati Uniti rispecchiava le somiglianze e le diversità dei modi di vivere e di impiegare la terra in due vallate dell’entroterra: una in Giappone lunga 19 km e l’altra negli Stati Uniti lunga 29 chilometri.

 In Giappone la vallata si trova nella Prefettura di Ibaraki a nord di Hitachiota e a sud di Satomi, a 120 chilometri da Tokio, lungo la strada 349 e al fiume Sato; suddivisa in terreni privati di 459 diversi proprietari, ai bordi di strade del demanio pubblico.

Negli Stati Uniti la valle si trova a 96 chilometri a Nord di Los Angeles lungo l’interstatale 5 e al Monte Tejon, a sud tra Gorman e Grapevine, suddivisa in appezzamenti appartenti al Tejon Ranch, a 25 proprietari privati e ad agenzie governative.

 Undici fabbriche fra Giappone, Stati Uniti, Germania e Canada furono impegnate nella preparazione dei vari elementi per “Gli ombrelloni”: tessuto, sovrastrutture in alluminio, basi d’ancoraggio in acciaio, fissaggi, supporti in legno per le piattaforme e coperture sagomate per le basi. Tutti i 3.100 ombrelloni furono assemblati a Bakersfield in California, da dove 1.340 ombrelloni blu furono spediti in Giappone.

 Nel Dicembre del 1990, 500 operai delle compagnie Muto Construction Co. Ltd. a Ibaraki, e A.L. Huber & Son in California cominciarono a installare i sistemi di fissaggio degli ancoraggi in acciaio sotto la supervisione dei responsabili del sito, Akira Kato in Giappone e Vince Davenport negli Stati Uniti.

Le piattaforme sagomate, da usare come sedili, furono montate durante l’Agosto e il Settembre del 1991. Dal 19 Settembre al 7 Ottobre 1991 dei lavoratori extra iniziarono a trasportare gli ombrelloni alle basi assegnate. Dopo averli imbullonati ai manicotti d’inserimento al centro delle basi li alzarono in verticale, chiusi nelle loro custodie di protezione. Il 4 Ottobre, studenti, contadini e amici (960 negli Stati Uniti e 920 in Giappone) unirono le loro forze per terminare l’installazione. Ogni ombrellone misurava 6 metri in altezza e aveva un diametro di 8,66 metri.

 L’opera d’arte temporanea da 26 milioni di dollari di Christo e Jeanne-Claude fu interamente finanziata dagli artisti attraverso la vendita di opere preparatorie del progetto: disegni, collage, plastici e modelli, vecchi impacchettamenti e litografie. Gli artisti non accettarono sponsor.

 La disinstallazione cominciò il 27 Ottobre e il territorio fu riportato al suo stato originale. Gli ombrelloni furono smontati e la maggior parte degli elementi fu riciclata.

 “Gli Ombrelloni”, singoli elementi indipendenti e dinamici, riflettevano in ciascuna vallata la disponibilità del territorio creando uno spazio interno invitante, come case senza muri o installazioni temporanee che evocavano il carattere effimero dell’arte.

Nello spazio prezioso e limitato del Giappone, “Gli Ombrelloni” erano posizionati in modo intimo, vicini gli uni agli altri, seguendo a volte la geometria dei campi riso. Nella vegetazione lussureggiante, arricchita dall’acqua per tutto l’anno, gli ombrelloni erano di colore blu.

In California, nella vastità di un terreno da pascolo non coltivato, la conformazione degli ombrelloni era capricciosa e si propagava in tutte le direzioni. Le colline brune erano ricoperte di erba bionda bruciata dal sole. In questo paesaggio arido gli ombrelloni erano di colore giallo.

 Dal 9 Ottobre 1991, per 18 giorni, “Gli Ombrelloni” sono stati apprezzati dal pubblico che ha potuto vederli e avvicinarsi ad essi sia da distanza, in macchina o in prossimità dei bordi della strada, sia passeggiando sotto le loro luminose ombre”.  

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