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GORIZIA – 15-7-2025 -- E’ morta a Gorizia il 5 luglio, pochi giorni dopo il compimento dei 90 anni, Rosita Bartussi maestra elementare a Villette per un oltre un decennio dalla fine degli anni ’50. La notizia oltre al dolore del lutto, ha risvegliato in gran parte dei villettesi dei ricordi d’infanzia mai sopiti, specie in coloro che l’ebbero insegnante attenta, appassionata e gentile.  Quando giunse qui aveva una collega compaesana che era stata destinata l’anno prima a Monteossolano, dove avrebbe in seguito conosciuto e sposato un residente rimanendo in Ossola. Con questa amica si trovava a Domodossola nel giorno libero per scambiare qualche parola e fare piccole spese. Lei scendeva in città col treno della Vigezzina e l’altra la raggiungeva a piedi da Monteossolano. Rosita entrata in ruolo nel periodo villettese, era ritornata a Lucinico, sua cittadina d’origine unita a Gorizia; in attesa dell’assegnazione definitiva, fu destinata per un anno alla scuola per i militari di stanza nella locale caserma “Pecorari”, (“quasi tutti dell’Italia meridionale, le mamme mi coprivano di frutta e verdura, il colonnello era ossessionato dalla pulizia e dell’ordine delle tende”). Ritornata poi alle scuole “pubbliche” sempre a Lucinico, vi insegnò sino alla pensione. Non rimase mai inoperosa neppure dopo la scuola. Attiva anche nell’Azione Cattolica fondata da suo padre nel 1922, animatrice della Casa di riposo comunale “Angelo Culot” e preziosa testimone e cultrice della storia locale assieme alla sua amica e collega Rita  Bressan. Due ex alunni villettesi la incontrarono lo scorso ottobre in casa sua, una ghiotta occasione per ascoltare, da adulti, alcuni aneddoti (molti dei quali sconosciuti) dei suoi trascorsi villettesi. Serbava ricordi vividi e piacevoli di eventi e soprattutto di persone che l’accolsero come una figlia (aveva allora vent’anni quando giunse per la prima volta nel borgo vigezzino col suo paltò rosso acceso). Per il tempo che visse qui alloggiò presso la famiglia di Celestino Ramoni (futuro vicesindaco), con la quale rimase sempre in amichevole relazione.  La scuola elementare era allora ubicata nella frazione Vallaro dove oggi c’è il museo etnografico “La ca di Feman da la piazza”, e spesso le due sorelle Adorna inquiline al piano di sotto delle aule, la invitavano a bere il caffè che lei non osava rifiutare anche se non proprio gustoso. Pure madame Marguerite Michel Bonzani, detta “Didìt” zia del sindaco Ing. Brindicci Bonzani, la invitava al giovedì alle 16 a prendere il the nella sua villa sotto la chiesa. Data l’indigenza di parte degli alunni, spesso acquistava lei quaderni e colori che forniva loro. Direttore didattico era a quei tempi un severo Alcide Bara, fratello di quel Don Aldo Bara giovane parroco di Coimo che, da cappellano degli alpini, lasciò la vita nella Campagna di Russia nel 1943. Nell’Anno scolastico 62/63 fece in tempo ad inaugurare le nuove scuole costruite all’ingresso del paese ed ancora oggi funzionali. Per l’occasione istruì una sua alunna per porgere il saluto della scolaresca al ministro Giulio Pastore intervenuto all’evento, cercando poi di rimediare ad una spassosa gaffe di un suo alunno che chiese al ministro dato il suo nome dove fossero “le sue pecore”.  

Ricoverata già da alcuni giorni all’ospedale di Gorizia, si è spenta sabato 5 luglio. I suoi funerali sono stati celebrati la mattina di venerdì 11 nella Chiesa di S. Giorgio, (vicinissima alla sua abitazione) dal parroco don Moris Tonso, direttore dell’Ufficio Liturgico dell’Arcidiocesi di Gorizia. Rosita ha lasciato nel lutto la nipote Laura Bartussi col marito Rino, parenti, amici ed ex alunni ai quali idealmente si sono uniti nel cordoglio anche i villettesi che la ricordavano, avvertiti da Renzo Ramoni (figlio di Celestino) presente anche ai funerali. Il giornale “Il Piccolo” le ha dedicato un articolo biografico esaltandone le qualità umane e professionali definendola “un faro per centinaia di alunni”.

Gim