DOMODOSSOLA- 18-07-2025-- Domodossola si prepara a ospitare, dal 12 al 22 settembre 2025, la quinta edizione dell’Expo Italo-Svizzera, evento che si tiene ogni 25 anni e che affonda le radici in una tradizione centenaria. Ma in Consiglio comunale, la manifestazione è diventata terreno di confronto acceso tra maggioranza e opposizione.
A sollevare il caso è stato Angelo Tandurella, consigliere di minoranza per Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione chiedendo chiarimenti sul progetto, i tempi e le scelte organizzative. A rispondere, dopo che il sindaco Lucio Pizzi aveva lasciato l'aula, è stato l’assessore al Commercio e Attività produttive Gianluca Iervasi, che ha ricostruito il percorso intrapreso dall’Amministrazione.
"Abbiamo iniziato per tempo – ha spiegato Iervasi – con l’insediamento del comitato organizzatore già nel giugno 2024. Abbiamo valutato anche l’ipotesi di un ritorno al modello tradizionale dell’Expo, con stand fisici in centro città, ma l’interesse si è rivelato molto scarso: su 48 spazi disponibili, solo un quarto è stato prenotato. Questo ci ha spinti a rivedere il format, adeguandolo ai tempi attuali".
Secondo l’assessore, il nuovo modello punterà meno sull’esposizione commerciale e più su eventi culturali, istituzionali e musicali. Il budget complessivo sarà di 50.000 euro, di cui 35.000 a carico del Comune e 15.000 coperti dai partner, tra cui la Fondazione Paola Angelo Ruminelli, che finanzierà due concerti inaugurale e conclusivo.
Ma Tandurella ha criticato duramente l’approccio dell’Amministrazione: "Avete lavorato con superficialità. Un evento che si ripete ogni 25 anni merita ben altro impegno e visione. Pubblicare un avviso agli espositori a fine maggio è come ammettere di non crederci davvero. È stato un boicottaggio di fatto, per mancanza di creatività e volontà politica".
Il consigliere ha rimarcato come, nonostante l’evoluzione del commercio e la diffusione dell’e-commerce, le fiere abbiano ancora un ruolo, soprattutto se aggiornate e incentrate su identità e servizi locali. "Domodossola ha una posizione strategica, è terra di confine e crocevia culturale. Un’Expo moderna, ben progettata e promossa con mesi di anticipo, avrebbe potuto attrarre pubblico e operatori da tutto il Nord Italia e oltre. Invece, si è scelto il minimo indispensabile".
Iervasi ha replicato rivendicando il lavoro svolto dagli uffici comunali, che hanno curato direttamente l’elaborazione dei materiali e la rete organizzativa, permettendo un notevole risparmio. Ha confermato che nei prossimi giorni sarà ufficializzato il programma dettagliato, che vedrà coinvolti attivamente enti e associazioni del territorio come la Pro Loco, la Fondazione Ruminelli e Ars Uni Vco.
Il clima in aula si è fatto teso, con il consigliere di Fratelli d’Italia che ha chiesto conto anche delle interlocuzioni con le istituzioni svizzere: "Un evento internazionale richiede diplomazia, relazioni costruite con largo anticipo. Non si può improvvisare".
Alla fine, resta il dato: l’Expo si farà, anche se in forma più leggera rispetto alle aspettative iniziali. Con un piede nella tradizione e l’altro nel presente, Domodossola proverà a ospitare un evento simbolico che, almeno nelle intenzioni, vuole essere una festa per la città e un’occasione di confronto transfrontaliero. Ma le polemiche sollevate in Consiglio rivelano una frattura sulla visione di futuro, tra chi chiede innovazione e chi rimprovera immobilismo.


